Parco Naturale del Monte San Bartolo

Un susseguirsi ondulato di speroni e vallecole che degradano sul mare…

La prima collina a picco sul mare arrivando da nord

Il Parco Naturale del Monte San Bartolo segna l’inizio del sistema collinare della costiera del centro Italia, immediatamente susseguente ai ben noti lidi turistici dell’Adriatico Settentrionale. Si affaccia, con una spettacolare falesia sul Mare Adriatico e raggiunge le sue massime quote sulle colline del San Bartolo, Castellaro e nei nuclei abitati di Casteldimezzo e Fiorenzuola di Focara. Punto di estrema importanza per la migrazione dell’avifauna e sito per lo svernamento di diverse specie di uccelli, dal punto di vista archeologico e storico, in rapporto alla sua piccola estensione, presenta una notevole ricchezza di elementi: dai ritrovamenti del neolitico nella zona di Monte Castellaro a quella archeologica di Colombarone sull’antica Via Flaminia, ai porti scomparsi di origine Greca di S. Marina e Vallugola, all’incantevole sistema delle ville e dei giardini rinascimentali.

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Immersi nel verde del Parco San Bartolo, l’Area archeologica e l’Antiquarium di Colombarone, sito ricco di tracce architettoniche e adiacente museo con i reperti degli scavi, documentano secoli di storia del territorio medio-adriatico.

Molti anni di ricerche, dal 1983 al 2008, hanno permesso di scoprire un’area unica e speciale, da cui sono emerse una villa tardoantica, una basilica e una pieve.

Risalente alla fine del III secolo d.C., l’abitazione signorile era la residenza di campagna di un possidente terriero o di un funzionario statale e sono tuttora visibili molti dei mosaici databili tra IV e VI secolo.

Nel VI secolo alcuni settori della struttura vengono abbandonati mentre quello di rappresentanza viene trasformato in chiesa cristiana; nasce in quel periodo quella che sarà la basilica altomedievale di San Cristoforo ad Aquilam circondata da un’area cimiteriale.

Nei secoli successivi (VII-X), la chiesa subisce più volte modifiche, assumendo dimensioni notevoli, fino poi a diventare una semplice pieve nel tardo medioevo. Alla fine del XII secolo la parte più antica viene demolita e al suo posto edificata la “Chiesola” (demolita nel 1858), di cui è stato recuperato un tratto di muro perimetrale.

La funzione di Colombarone come centro di culto non si è mai spenta. Poco lontano, nell’Ottocento viene costruita una chiesetta e nei primi decenni del Novecento l’attuale parrocchia.

L’Antiquarium ha sede negli spazi della chiesetta ottocentesca recuperata dal Comune di Pesaro.

Un video multimediale introduce al percorso con una immersiva e suggestiva ricostruzione degli ambienti della villa, ricchi di rivestimenti colorati e decorazioni parietali.

Il piccolo e prezioso museo racconta la storia degli scavi, a partire dall’individuazione del sito ad opera di Annibale Degli Abbati Olivieri, ed espone i reperti rinvenuti nel corso delle ricerche. Tra i materiali riconducibili alla dimora signorile (III-VI secolo) vi sono tratti di conduttura in piombo per l’adduzione dell’acqua al settore termale, ceramiche, bronzi, vetri, vasellame da mensa della sala da pranzo, e le anfore che attestano la provenienza di alimenti da tutto il bacino del Mediterraneo.

Ma è la basilica (VI-VIII secolo) a restituire i reperti più singolari tra cui una vetrata, frammenti dell’iconostasi in marmo della chiesa (separazione fra coro e navate costituita da un architrave sostenuto da colonne) e un raro esemplare di lampadario a sospensione con più luci (polycandilon), rinvenuto insieme a un tesoretto monetale e a calici in vetro dell’apparato liturgico.

Non mancano infine interessanti oggetti della vita privata degli antichi abitanti del sito (oggetti d’ornamento e di abbigliamento, monete, semplici utensili domestici).

L’Area archeologica di Colombarone ha riaperto al pubblico nel 2016 e l’Antiquarium nel 2019.
Progetto promosso da MIBAC/Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche, Ales arte lavoro e servizi spa, Comune di Pesaro, Alma Mater Studiorum Università di Bologna, Ente Parco San Bartolo. Gestito da Sistema Museo.


SEDE TEMPORANEAMENTE CHIUSA

1 giugno - 30 settembre
Sabato, domenica e festivi h 10-13 / 16.30-19.30

Ingresso € 5
Ridotto € 3 gruppi min. 15 persone, possessori di Card Pesaro Cult, convenzioni
Libero per minori di 19 anni, possessori Biglietto unico Pesaro Musei

chiuso 25 dicembre e 1 gennaio

INFO T +39 0721 387 541
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Ex Castrum Medi, denominato anche Galliolo o Gaiola o Garzoleto o Castel Bernardo) è situato a oltre 200 metri s.l.m., costituisce un balcone naturale, da cui lo sguardo può spaziare verso un ampio orizzonte nel quale spiccano il Castello di Gradara, le "penne" di San Marino e il "gibbo" del Catria.
A Casteldimezzo si conservano parte delle mura una volta intervallate da numerosi torrioni mentre la rocca è oggi scomparsa ed ha ceduto il posto ad un noto ristorante.
Particolarmente interessante è la Chiesa intitolata ai Santi Ravennati Apollinare e Cristoforo, che custodisce un antico Crocifisso del XV secolo attorno al quale si narra una storia avventurosa ricordata da una lapide del 1652 collocata nella Chiesa stessa.

Da qui la vista toglie il fiato. 

Nelle giornate terse il blu del mare è così immenso che  lo sguardo si ritrova a volteggiare sulla placida superficie in uno stato di serenità completa e totale. 
Questo castello è diventato famoso in tutta la Regione ed anche al di fuori di essa, per la storia del miracoloso “crocifisso venuto dal mare”. Entriamo all’interno della piccola chiesa del paese, davanti a noi un bellissimo crocifisso ligneo di fattura veneziana risalente agli inizi del 1500. 
In quegli anni era stato spedito per mare e trasportato in una cassa ma, coinvolto in un naufragio, approdò sul litorale fra Fiorenzuola e Casteldimezzo. Le due città per contendersi l’oggetto di devozione decisero di caricarlo su di un carro di buoi e lasciare al fato la scelta. I buoi si diressero senza esitare verso Casteldimezzo e si fermarono davanti alla chiesa. 
Da allora il crocifisso si dice sia stato fautore di numerosi miracoli, fra cui uno scampato assedio da parte della Signoria dei Medici a danno del Ducato di Montefeltro. 
E voi, credete nei miracoli?
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Nella zona più settentrionale della costa Adriatica, al confine con l’Emilia Romagna troviamo un incantevole borgo situato in mezzo alle meraviglie della natura: la località di Gabicce Monte.
Sorge su un promontorio a ridosso della piccola baia di Gabicce Mare, nell’ultimo tratto del Golfo di Rimini, dal quale è possibile avere una visuale ampissima: le città di Cesenatico, di Rimini con il suo maestoso grattacielo, di Porto Verde nonché le dolci colline dell’entroterra marchigiano.
Grazie a questo patrimonio naturalistico, Gabicce Monte è l’unica località a mettere insieme mare, collina e parco naturale, con il risultato di un paesaggio sorprendentemente variegato e di un’atmosfera unica.

Il paese è suggestivo, sulle strade del piccolo borgo si possono incontrare sportivi appassionati di ciclismo, e trekking che vogliono vivere l’emozione nel Parco del Monte San Bartolo.
Gabicce Monte è un paese a misura d’uomo, dove ci si può spostare tranquillamente a piedi, facendo delle rilassanti passeggiate, lontani dal traffico e caos.

Per questo è meta molto amata dalle famiglie con bambini, così come dalle coppie in cerca di scorci romantici.
Da Gabicce Monte si può percorrere per esempio il “Sentiero del Coppo” completamente immersi nella natura, attraverso il quale si arriva direttamente alla zona marina e a metà del tragitto si incontra un’antica fonte, “la Fonte del Coppo”, dalla quale sgorga un’acqua dalle ottime proprietà benefiche e curative.

La località gode di un’importanza oltre che geografica, anche storica. L’origine risale ad una comunità che nel 909 viveva intorno alla Chiesa di S. Ermete, che si trova ancora oggi all’ingresso dell’abitato.

All’interno della Chiesa di Sant’Ermete sono conservati alcuni reliquiari e pregevoli candelieri a testimonianza della ricchezza degli arredi che la decoravano prima dei numerosi saccheggi subiti in epoche diverse. Tra le opere di maggior rilievo troviamo all’interno del luogo di culto il dipinto della ” Madonna del latte”, che proviene dalla scuola marchigiana del XV secolo ed un crocifisso in legno che risale al XIV secolo e appartiene alla scuola riminese.
A quel tempo la sommità del colle era probabilmente già fortificata: a testimonianza di ciò un documento del 998 che lo nomina con la locuzione latina ” Castellum Ligabitii” dal nome del feudatario Ligabitio.
Il piccolo nucleo di case che contornano piazza Valbruna è quanto resta dell’antico borgo di Gabicce Monte.
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Gabicce Mare, graziosissima località della Riviera a Nord delle Marche, è uno dei centri balneari più caratteristici, famosa per un turismo familiare e sportivo e per l’ospitalità nei suoi Hotel, Residence e Bed and Breakfast.

Gabicce Mare offre una vista del paesaggio davvero suggestiva: nella zona direttamente sul mare, il turista trova alberghi e stabilimenti balneari attrezzati, mentre nella parte collinare di Gabicce si trova uno scorcio panoramico immerso nel verde, dal quale si può osservare tutta la costa, meravigliosa al calar del sole!
Anche a Gabicce Monte ci sono alberghi d’elite e bed and breakfast e ristoranti tipici nei quali si possono trascorrere tranquille serate estive, godendo un panorama esclusivo.

La spiaggia di sabbia finissima, gli hotel in riva al mare, il clima ideale per una vacanza al sole, l’accoglienza e la gentilezza dei paesani caratterizzano Gabicce Mare.
Gabicce Mare è sinonimo di ospitalità e cordialità, in questo luogo gli ospiti vivono una vacanza piena di emozioni.
La posizione è invidiabile, un piccolo golfo che si affaccia sull’Adriatico, con il mare pulito, le spiagge attrezzate – ombrelloni e brandine – giochi, feste ed intrattenimenti dall’alba al tramonto.

Dal verde del Parco si passa direttamente all’azzurro del mare; si ha così una suggestiva vista panoramica da Gabicce Monte: una cartolina unica da ammirare. L’influenza del Monte di Gabicce regala benessere e aria salubre consigliata dai medici di famiglia ai genitori con bimbi in tenera età.
Dalla spiaggia emerge la falesia, un paesaggio marino inusuale per la costa sabbiosa delle Marche.
I colori della falesia e delle ginestre, proprio a ridosso dell’acqua, rendono ancora più suggestive le spiagge che si trovano ai piedi del Parco del Monte San Bartolo. Questa area protetta offre scenari naturali inediti. Gli appassionati di fotografia possono facilmente cogliere la fioritura delle ginestre, le distese di cannucce di Plinio, il pino d’Aleppo ed il raro lino marittimo, per non parlare poi della fauna, che il turista ha la fortuna di intravedere: caprioli, volpi, tassi, istrici, uccelli marini e rapaci.

Gabicce Mare è anche la città del cicloturismo dal lontano 1980 – www.gabiccemarebike.it e dal 1992 è la città preferita delle auto storiche MG, tanto è vero che ogni due anni le mitiche “signore” si radunano a Gabicce Mare, 200 equipaggi, per partecipare alla manifestazione MG BY THE SEA.

Da Aprile a ottobre i ciclo-turisti scelgono di trascorrere le proprie vacanze a Gabicce Mare, dove giorno dopo giorno scoprono, in sella alla propria bicicletta, l’entroterra pesarese.
Tante prelibatezze enogastronomiche sono tipiche della nostra terra, i piatti più gustosi sono particolarmente graditi e ricercati dagli sportivi, ma anche dai loro familiari, mentre l’ottimo pesce cucinato con i sapori più genuini è il piatto preferito da tutti i turisti.
A proposito di sport, un eccellente impianto sportivo con campi di calcio regolamentari è a disposizione degli appassionati del pallone.
I Campi Sportivi di Gabicce Mare rappresentano la location ideale per avvenimenti non solo legati allo sport, ma alla musica, ai grandi spettacoli, insomma al divertimento più ricercato dagli organizzatori di eventi.
Questi sono solo alcuni cenni della bellezza di Gabicce Mare, tutta da scoprire!
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#labandadelsanbartolo 
è un gruppo spontaneo di camminatori e appassionati di trekking che organizza camminate nei luoghi più suggestivi della nostra zona e in particolare seguendo i sentieri del Parco Naturale del Monte San Bartolo. Ogni settimana l'appuntamento in piazza del Municipio a Gabicce Mare per una nuova avventura immersi nella natura.

N.B: trattasi di attività no/profit, ognuno è responsabile di se stesso e deve avere rispetto e attenzione per gli altri, l’attività si svolge all’aperto ed è possibile rispettare raccomandazioni comportamentali emanate in questi giorni.
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E' uno dei quattro castelli (insieme a Casteldimezzo, Gradara e Granarola), edificati tra il secolo X e XIII, che costituiscono un sistema difensivo, organizzato per controllare il valico della siligata, nell'area di confine tra la Chiesa Ravennate e la Chiesa Pesarese prima, e tra i Malatesta di Rimini e quelli di Pesaro poi.
Il borgo, denominato originariamente Fiorenzuola, assunse nel 1889, la specificazione di Focara, probabilmente per la presenza nell'antichità, di fuochi che segnalavano ai naviganti la posizione, o per la presenza di "fornacelle" dove si cuocevano i laterizi e terracotte (dal dialetto romagnolo fuchèr o fugher, cioè focare per cuocere i laterizi).
Poche sono le testimonianze rimaste della sua storia: qualche portale del '600-'700, alcuni picchiotti ai portoni. Interessante, oltre ai resti delle mura, la porta sulla quale una targa rievoca i versi Danteschi (Inferno XXVIII) relativi ad un fatto avvenuto sul mare antistante. Resta inoltre la Chiesa di Sant'Andrea documentata fin dal XII secolo.
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Il cimitero sorge sulle pendici del colle San Bartolo. L’uso cimiteriale dell’area (6.700 mq circa) risale al 1695, quando la comunità ebraica di Pesaro lo acquisisce dopo una permuta con il podere a Pantano che ospitava il cimitero precedente. Fino a metà novecento lo spazio appariva come una scoscesa pendice campestre con rade alberature, abbandonato poi agli effetti del tempo.

Il suo recupero - curato nel 2002 dalla Fondazione Scavolini - ha riguardato pulitura e restauro dei manufatti in pietra che segnalano le sepolture e la messa in opera di elementi per il percorso di visita.

Fra i rovi affiorano oggi 140 lapidi circa, numero inferiore alle inumazioni effettivamente realizzate. La motivazione di ciò va ricercata nel decreto di papa Urbano VIII (1652) che vieta ogni iscrizione tombale per gli ebrei dello Stato Pontificio eccezion fatta per gli insigni rabbini e gli uomini o le donne di grande cultura e carità; ribadita nel 1775 da Pio VI, l’interdizione resta in vigore fino a Pio IX.

Tutti i monumenti sono in pietre locali o marmi. Nella parte più alta del cimitero, la più arcaica, si trovano esclusivamente stele verticali e cippi cilindrici. Nella fascia centrale, compaiono veri monumenti sepolcrali di gusto classico, in quella inferiore, la più recente, strutture romantiche e naturalistiche.

Le sepolture più imponenti sono quelle erette tra il 1860 e il primo novecento a testimonianza di una certa emancipazione sociale degli ebrei che segue l’annessione delle Marche al Regno d’Italia.

strada panoramica San Bartolo c/o n. 161

proprietà Comunità Ebraica di Ancona
gestione Comunità Ebraica di Ancona, Comune di Pesaro, Ente Parco Naturale del Monte San Bartolo

orario giugno-settembre ogni giovedì 17-19; visite guidate gratuite dalle 18 alle 19

apertura straordinaria 15 agosto 17-19

ingresso gratuito
accesso disabili no

tel 0721 400858 - 348 7751596 Ente Parco Naturale del Monte San Bartolo

parcosanbartolo@provincia.ps.it
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Trovi la cartina del parco sfogliando le immagini!

Centro Informativo Turistico di Gabicce Monte in via Montegrappa, che sarà attivo fino al 10 settembre 2020, con i seguenti turni e orari :

⌚️lunedì, mercoledì e venerdì dalle ore 15 alle 19;
⌚️martedì, giovedì e sabato dalle ore 9 alle ore 13.

Emergenza Covid-19: si informa l'utenza che si può accedere ai locali del centro informazioni una persona alla volta ed è obbligatorio l'uso della mascherina.
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Splendido esempio di villa con giardino all’italiana, Caprile venne costruita a partire dal 1640 dal marchese bergamasco Giovanni Mosca, discendente di una nobile famiglia lombarda che si trasferì nelle Marche nel 1550, in seguito all’ottenimento dell’investitura del castello di Gradara. A Caprile il nobile volle realizzare la sua residenza estiva in cui trascorrere villeggiature e tenere ricevimenti, attribuendole fin dall’inizio una destinazione di svago. Questa tesi è confermata da una descrizione ritrovata nel diario di viaggio di monsignor Lancisi, mandato da papa Clemente XI Albani nel ducato di Urbino. Dopo aver delineato la struttura e le decorazioni della villa, il monsignore si sofferma in particolare sui giochi d’acqua dei giardini, in cui . Il più importante intervento di ristrutturazione fu eseguito nel 1763, dal discendente Carlo Mosca, a cui si deve l’impianto architettonico giunto fino ai nostri giorni.Destinata come già detto a fini di ricevimento e villeggiatura, Villa Caprile ospitò personaggi molto importanti, tra cui si possono ricordare Casanova, Stendhal, Rossini e Leopardi.Il marchese Francesco Mosca, impegnato nella divulgazione della fede giacobina, nel 1797 ospitò anche Napoleone Bonaparte. Fu ancora lui che, dopo aver innalzato “l’albero della libertà” trasformò la villa da sito elitario ed aristocratico a luogo di fruizione pubblica. Dopo poco però la residenza tornò ad accogliere personalità illustri, grazie anche alla vita mondana condotta da Carolina di Brunswick, principessa del Galles, che prese Caprile in affitto nelle estati del 1817 e 1818. Solo nel 1876, con il risorgere delle Accademie, Caprile venne acquistata dall’Accademia Agraria per poter dar vita alla Colonia Agricola, con il patto di non stravolgere l’impianto architettonico esistente. www.parcosanbartolo.it/Itinerari/Villa Caprile
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L'Imperiale degli Sforza



La Villa Imperiale deve il suo nome ad un avvenimento che ebbe luogo nel 1452: nel mese di gennaio l’imperatore Federico III sostò a Pesaro e Alessandro Sforza, committente della villa, lo invitò a vedere il sito su cui intendeva erigere la sua residenza. L’imperatore ne pose la prima pietra: da allora la villa è nota come Imperiale.



La costruzione fu ultimata nel 1469, come ricorda l’iscrizione posta sul portale d’ingresso, affiancata dall’insegna dello scudo con le aquile imperiali:



ALEXANDER SFORTIA MCCCCLXVIIII.



L’edificio sforzesco, più antico e caratterizzato dall’alta torre, presenta tutti i caratteri della villa di campagna del Quattrocento, con un forte richiamo all’architettura medicea. Superato il vestibolo si apre un cortile porticato che costituisce il cuore della villa quattrocentesca, con una vera da pozzo decorata. L’originaria strutturazione del cortile, prima delle modifiche cinquecentesche, prevedeva a piano terra un lato completamente aperto verso valle attraverso un portico e al livello superiore tre lati aperti in forma di loggia.



Gli appartamenti di Alessandro Sforza comprendevano tre grandi stanze a piano terra, verso monte, sovrastate da soffitti lignei decorati con motivi araldici della famiglia Sforza. Le stanze più piccole, che includevano le camere da letto, si trovavano al piano superiore.



L'Imperiale dei Della Rovere



La parte più sorprendente della Villa Imperiale di Pesaro è senza dubbio l’ala progettata dall’architetto urbinate Girolamo Genga (1476-1551) già dal 1523, per conto dei duchi di Urbino Francesco Maria Della Rovere e Leonora Gonzaga.



Francesco Maria (1490-1538), figlio di Giovanni Della Rovere e di Giovanna da Montefeltro, era stato adottato dallo zio Guidubaldo da Montefeltro, duca di Urbino. Dal 1508 la casata roveresca conosce un momento di grande splendore, interrotto solo nel 1513 da travagliate vicende politiche.



Dopo essere stato mandato in esilio da papa Leone X nel 1517, nel 1522 il duca rientra nel suo ducato e trasferisce la capitale da Urbino a Pesaro dove prevede una serie di importanti lavori tra cui l’ampliamento della Villa Imperiale.



Il cantiere comincia nel 1528: Girolamo Genga restaura la vecchia villa sforzesca, in cui prevede un ciclo di affreschi – realizzato da Francesco Menzocchi, Raffaellino del Colle, Camillo Mantovano e i fratelli Dossi – e progetta l’ala nuova. In questi anni Genga diventa l’interlocutore di fiducia della duchessa che segue i lavori durante le assenze del marito, impegnato come Capitano per la Repubblica di Venezia.



Come recita l’iscrizione di Bembo, la Villa Imperiale di Pesaro rappresentava un dono di Leonora al duca che qui avrebbe trovato riposo dopo le fatiche sofferte in battaglia. L’ala cinquecentesca, adagiata sul colle grazie a un sistema di terrazzamenti, presenta infatti una predominanza di spazi aperti: logge, giardini e cortili, luoghi ideali per gli otia dei duchi e dei loro ospiti.



dai Medici agli Albani

Nel 1631 lo stato di Urbino passa alla Chiesa, ma i beni Della Rovere, tra cui la villa Imperiale, passano ai Medici. Dopo anni di abbandono, nel 1763, nella villa trovano rifugio Gesuiti spagnoli e portoghesi costretti all’esilio. I loro adattamenti deturpano gran parte della villa: scompaiono molte decorazioni; sale e logge divengono celle e oratori; vengono murate le altane e costruito un nuovo piano sulle terrazze.



Nel 1777 il principe Orazio Albani ottiene la villa in enfiteusi perpetua da Pio VI, ma i Gesuiti vi rimangono fino alla fine del secolo. La famiglia Castelbarco Albani inizia i restauri nella seconda metà dell’Ottocento: le sale affrescate sono largamente ridipinte dal pittore Giuseppe Gennari.



Nei primi anni del Novecento iniziano invece i lavori per riportare alla luce le strutture originarie del complesso, con l’eliminazione di tutte le sovrastrutture create dai monaci gesuiti e il ripristino delle parti andate in rovina, come ricorda l’iscrizione che corre lungo l’avancorpo dell’ala nuova.



Durante la II Guerra Mondiale l’edificio quattrocentesco viene danneggiato ma fortunatamente in una parte non affrescata; meno gravi sono i danni alla fabbrica nuova. Nel 1945, per volere dei conti Archinta e Guglielmo Castelbarco Albani, iniziano i nuovi restauri, terminati solo negli anni ’70 che riportano le pitture all’aspetto originario eliminando, dove possibile, gli interventi ottocenteschi di Gennari.

La Villa Imperiale di Pesaro è aperta da sabato 6 giugno fino a sabato 3 ottobre.
Le aperture, con visite guidate, si effettueranno:
📌ogni mercoledì dalle 15,30 alle 18,30
📌ogni sabato dalle 10,00 alle 13,00, con un unico percorso
I visitatori dovranno raggiungere la villa con mezzi propri nell'orario preventivamente comunicato.

La prenotazione è obbligatoria e va effettuata presso:
☎️ 338.2629372
🖲 info@isairon.it
💻 www.isairon.it

Costo € 10 a persona.

🚩Controllo dell’emergenza Covid-19:
👉tutti i partecipanti si dovranno presentare muniti di mascherina (senza valvola) che andrà utilizzata durante tutto l'itinerario;
👉le guide informeranno preventivamente i visitatori del comportamento corretto da tenere durante tutto l’accompagnamento.
👉la visita si svolgerà in piccoli gruppi e privilegerà gli spazi aperti, corti, terrazze e giardini con accesso scaglionato agli appartamenti della Duchessa Leonora Gonzaga; per motivi di sicurezza quest'anno le sale affrescate non saranno accessibili.
Maggiori info su: www.isairon.it - www.villaimperialepesaro.com

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Pesaro è la città natale del compositore Gioachino Rossini, di cui è visitabile la casa-museo Rossini ed al quale sono intitolati un frequentatissimo conservatorio e l'omonimo teatro; inoltre, dal 1980, vi si svolge tutte le estati il Rossini Opera Festival che richiama appassionati della lirica da tutto il mondo.
Per il numero di eventi legati alla cultura rossiniana, Pesaro ha ottenuto nel 2017 il prestigioso riconoscimento di Città creativa per la Musica dall'UNESCO, titolo per il quale si era candidata nel 2015 con il sostegno ufficiale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero dei Beni Culturali.
In occasione dell'anniversario dei 150 anni dalla morte di Rossini, nel 2018, è stato installato un impianto di filodiffusione per trasmettere le sinfonie rossiniane tra le vie del centro storico.

Le origini della città risalgono all'età del ferro, quando Pesaro era un villaggio piceno, come provano gli scavi effettuati nel centro della città nel 1977. Il nome della città, in latino Pisaurum, secondo alcuni deriva dal vecchio nome del fiume Foglia (Isaurus o Pisaurus).
La tradizione vuole invece che il nome della città sia derivato dal fatto che, in epoca romana, nella città, Furio Camillo, vinti i Galli, abbia pesato l'oro (aurum in latino) che i barbari stavano trafugando da Roma.
Nel territorio circostante, d'altra parte, si trovava uno dei più importanti e antichi insediamenti piceni delle Marche: il villaggio di Novilara. Questo insediamento era tra i pochi, insieme a Numana ed Ancona, che si affacciavano sul mare. Lo scalo portuale di Novilara utilizzava la foce di un torrente.
Tra i reperti più noti e discussi rinvenuti nel territorio pesarese, c'è la stele di Novilara, in genere ritenuta picena e scritta in Lingua picena settentrionale. Essa è stata recentemente interpretata e tradotta come iscrizione greca arcaica[32], incisa in un alfabeto che con alcune variazioni era stato adottato da tutti i popoli d'Italia (Piceni, Sanniti, Etruschi, ecc.) tra il VI e II secolo a.C. Dalla reinterpretazione della stele si può dedurre che i greci (noti colonizzatori nel Mediterraneo) si infiltrarono anche in queste aree (probabilmente nel VI-V secolo a.C.), interferendo con le precedenti popolazioni, picene e probabilmente anche umbre ed etrusche.
Tracce di lingue antiche si sono conservate nel dialetto, specialmente dell'entroterra e sono soprattutto di derivazione greca. Si può supporre una certa egemonia del greco sulle altre, oppure che i termini greci si siano diffusi più tardi, all'epoca della dominazione bizantina. Ad ogni modo si può constatare l'apparente origine greca del nome Pisaurum, che potrebbe significare «dietro i monti», dalla collocazione della città tra due colli.
Nel IV secolo a.C., nel corso della invasione celtica della penisola italiana, i Galli Senoni occuparono i territori settentrionali dei Piceni, e dunque anche la zona di Pesaro, sovrapponendosi alle etnie precedenti.
Nel 184 a.C. i Romani fondarono la colonia di Pisaurum, (in latino Pisaurum, la cui etimologia è la stessa del fiume Foglia, Pisaurus o più probabilmente Isaurus che, seguendo Francisco Villar, ha la forma di tanti altri idronimi pre-indoeuropei d'Europa); a quell'epoca la parte settentrionale delle Marche era denominata dai romani ager Gallicus e poi ager gallicus picenus.
Questa data di fondazione di un centro con l'attuale nome non si accorda col fatto che Strabone nella sua Geografia, edita intorno al 18 d.C., non cita Pesaro, mentre nomina Fano e da questa passa direttamente a Rimini. Se non si tratta di una svista dello storico greco, la fondazione di un centro di una certa importanza e col nome Pisaurum dovrebbe avere un'età più recente.
Fu successivamente colonizzata nuovamente durante il secondo triumvirato da Ottaviano e Marco Antonio, diventando, durante l'Impero, castrum e centro economico posto sulla via Flaminia.
Distrutta da Vitige nel 539 d.C., venne ricostruita da Belisario e occupata dal 545 al 553 dai Goti. Dopo la caduta di Roma, Pesaro, con Rimini, Fano, Senigallia e Ancona, divenne una delle città della Pentapoli, alle strette dipendenze dell'Esarcato bizantino di Ravenna.
Nel 752 fu presa dai Longobardi che la tennero finché Pipino il Breve, re dei Franchi, non la donò nel 774 allo Stato della Chiesa dando inizio al plurisecolare dominio papale sulla città. Tal dominio fu però solamente nominale, poiché la città era governata sin dall'età carolingia da un rappresentante dell'Impero.
Nella prima metà del XII secolo il fiorente Comune seguì le sorti della parte imperiale durante le imprese italiane di Federico Barbarossa. Venne poi introdotto il governo podestarile nel 1182, ma già alla fine del secolo era soggetta, in quanto compresa nella Marca anconitana, al potere di Marquardo di Annweiler, vicario imperiale che, nonostante la durissima sconfitta inflitta all'esercito di Innocenzo III il 25 marzo 1198, dovette rinunciare alle sue mire di fronte all'azione militare della Chiesa cattolica, volta al recupero dei territori sottrattigli. Nel XIII secolo, ristabilito il Comune, passò per volere del papa Innocenzo III sotto il dominio degli Estensi, dal 1210 al 1216.
Per lungo tempo ghibellina, durante il regno di Federico II di Svevia, si ribellò all'Impero e aderì alla lega delle città guelfe della Marca che si trovavano in guerra nel 1259 con re Enzo. Nello stesso anno, Pesaro fu costretta all'obbedienza da Manfredi di Sicilia, ma alla sua morte nel 1266, tornò alla Chiesa.

Nel Rinascimento la città adriatica vide una successione di signorie: i Malatesta (1285-1445), gli Sforza (1445-1512) il cui dominio fu interrotto da Cesare Borgia dal 1500 al 1503 ed in seguito consegnata da papa Giulio II ai Della Rovere (1513-1631) con i quali era imparentato.
Dal punto di vista culturale, si segnala la fine del XIV scolo, con il trasferimento a Pesaro del ceramista forlivese Pedrinus Johannes a bocalibus, ossia Pierino Giovanni dai boccali (1396), che segna l'inizio di un fiorente mercato della ceramica. Tuttavia, il periodo di maggior fervore culturale fu durante il dominio dei Della Rovere, che avevano scelto Pesaro come sede centrale del loro Ducato. Nei primi anni del loro governo in città fu iniziata la costruzione di nuovi palazzi pubblici e privati e venne iniziata la costruzione di una nuova e più sicura cinta muraria, utile a difendersi anche da repentini attacchi provenienti dal mare.
Alla morte di Francesco Maria II Della Rovere nel 1631, il Ducato tornò sotto dominio papale che fece di Pesaro sede cardinalizia.
A quei tempi la città era molto più piccola e la costa era più arretrata, arrivando in corrispondenza dell'attuale "piazzale Primo Maggio".
Nel 1799, durante l'occupazione napoleonica, contadini e sanfedisti presero d'assalto la città e la rocca strappandola per qualche mese alla guarnigione.
L'11 settembre 1860 fu occupata dal generale Enrico Cialdini e fu annessa allo Stato italiano in seguito al plebiscito del novembre 1860.
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