Borghi e Castelli

La provincia di Pesaro e Urbino compresa tra Romagna, Toscana e Umbria è il luogo ideale per tutti i turisti alla ricerca di antichi borghi, abbazie, fortificazioni medioevali, musei, rocche, castelli e ville storiche.

L’entroterra della Provincia di Pesaro e Urbino è ricca di centri storici e di bellezze architettoniche.
Per citarne solo alcuni: Urbino, patrimonio mondiale Unesco e il suntuoso Palazzo Ducale; Gradara, antico borgo medievale protagonista della famosa leggenda dantesca di Paolo e Francesca; Fano, città romana raggiunta dall’antica via consolare Flaminia, Pesaro e i suoi tesori romani, rinascimentali, fino alle più recenti impronte Liberty.
Senza tralasciare tutti gli esempi di architettura difensiva con le opere di Francesco di Giorgio Martini: la rocca roveresca di Mondavio, ritenuta capolavoro assoluto dell’architettura militare rinascimentale, che ospita inoltre un museo di rievocazione storica ed armature originali realizzate fra l’VIII ed il XVII secolo; Sassocorvaro e la rocca Ubaldinesca che con la sua maestosità ed eleganza costituisce il primo esempio di fortificazione concepito per opporsi alla bombarda e che accoglie un caratteristico teatrino settecentesco; Cagli antica città di origine romana con il suo Torrione martiniano, oggi centro di scultura contemporanea.

Un’offerta turistica che si completa con antichi borghi contesi, in passato, dalle nobili signorie dei Malatesta e Montefeltro, sempre in lotta fra loro. Arte, cultura e una splendida natura da ammirare sono buone ragioni per venire a visitare e vivere “la provincia bella”, terra di Rossini e Raffaello.

Vedi mappa
Trovati 27 risultati
Vedi mappa
Elenco
Elenco
Griglia
E' uno dei quattro castelli (insieme a Casteldimezzo, Gradara e Granarola), edificati tra il secolo X e XIII, che costituiscono un sistema difensivo, organizzato per controllare il valico della siligata, nell'area di confine tra la Chiesa Ravennate e la Chiesa Pesarese prima, e tra i Malatesta di Rimini e quelli di Pesaro poi.
Il borgo, denominato originariamente Fiorenzuola, assunse nel 1889, la specificazione di Focara, probabilmente per la presenza nell'antichità, di fuochi che segnalavano ai naviganti la posizione, o per la presenza di "fornacelle" dove si cuocevano i laterizi e terracotte (dal dialetto romagnolo fuchèr o fugher, cioè focare per cuocere i laterizi).
Poche sono le testimonianze rimaste della sua storia: qualche portale del '600-'700, alcuni picchiotti ai portoni. Interessante, oltre ai resti delle mura, la porta sulla quale una targa rievoca i versi Danteschi (Inferno XXVIII) relativi ad un fatto avvenuto sul mare antistante. Resta inoltre la Chiesa di Sant'Andrea documentata fin dal XII secolo.
Dettagli
Storia e natura costituiscono la reale connotazione di questo itinerario, un viaggio nel cuore del Montefeltro. Il percorso è discretamente ondulato e non presenta ascese di particolare difficoltà (alt. max. m. 550). Le salite sono inframmezzate da molti chilometri di pianura.

URBINO
SANT’ANGELO IN VADO
CASCATA DEL SASSO
PIANDIMELETO

Come raggiungere Urbino:
Dalla costa: autostrada A14 uscita Pesaro • indicazioni Urbino (S.P. 423)
Dall’entroterra: S.S. 73 bis indicazioni Urbino

Partenza: La partenza è fissata da piazza Mercatale di Urbino (parcheggio auto e corriere). Il piazzale si trova sotto il Palazzo Ducale e offre ogni supporto logistico (telefono, bar, fontana). Il parcheggio è molto affollato durante i mesi invernali.
Km. 0      Si azzera il contachilometri sotto l'arco di via Mazzini [⬆️ 420], allo stop si gira a dx direzione Arezzo.
Si prosegue lungo la strada principale (S.S. 73 bis) seguendo le indicazioni per Urbania.
Km. 12,2 Inizio discesa verso Urbania. Attenzione ai tornanti!
Km. 14,9 Abitato di Urbania, termina la discesa [⬆️280]. 500 metri più avanti si continua a dx direzione Sant’Angelo in Vado e alla successiva rotatoria si tiene direzione Sant’Angelo in Vado.
Km. 16,3 All'incrocio si va diritto direzione Sant’Angelo in Vado. Nei km successivi si continua a tenere direzione Sant’Angelo in Vado.
Km. 23,5 Al semaforo si prosegue diritto. Sulla sx la zona industriale e la Cascata del Sasso.
Km. 24,3 Abitato di Sant’Angelo in Vado [⬆️355]. Dopo 200 m., al bivio, si gira a dx direzione Piandimeleto. Ha inizio la salita.
Km. 28,6 Al bivio si prosegue diritto per Piandimeleto [⬆️550]. Dopo circa 2 km. di falsopiano segue la discesa verso Piandimeleto.
Km. 34,4 Abitato di Piandimeleto, termina la discesa [⬆️319], 100 m. più avanti si tiene direzione Mercatale (da qui in poi si prosegue diritto nella Valle del Foglia fino al km. 60).
Km. 34,7 Allo stop si tiene direzione Mercatale. 500 m. più avanti si prosegue direzione Lunano.
Km. 36,5 Abitato di Lunano [⬆️297], 200 m. più avanti si prosegue direzione Mercatale.
Km. 36,9 Al bivio si prosegue direzione Lunano. Dopo 500 m. si continua a seguire direzione Lunano.
Km. 37,7 Si tiene direzione Pesaro. Nei km. successivi si continua a tenere direzione Pesaro, Urbino.
Km. 44,7 Abitato di Mercatale. Al bivio successivo e nei km. a seguire si tiene direzione Pesaro.
Km. 54,3 Si tiene direzione Casinina. Si continua a tenere direzione Casinina anche nei km. successivi.
Km. 55,9 Inizio abitato di Casinina [⬆️135]. Nei km. successivi si tiene direzione Pesaro.
Km. 57,9 Inizio tratto di strada a scorrimento veloce. Si continua a tenere direzione Pesaro.
Km. 60,3 Al bivio si seguono le indicazioni per Urbino. Si continua a tenere le indicazioni per Urbino anche nei km. successivi. Dopo 1,3 km. inizia la salita verso Urbino.
Km. 63,6 Abitato di Villa Schieti. Nei km. successivi si tiene direzione Urbino.
Km. 68,8 Abitato di Gadana [⬆️378].
Km. 70,9 Inizio abitato di Urbino.
Km. 72    Si tiene direzione Pesaro, Fano, Roma. Si tiene questa direzione anche alla successiva rotatoria.
Km. 73,5 Alla rotatoria si tiene direzione Arezzo.
Km. 74.7 Arrivo a piazza Mercatale.


indicazioni turistiche

Urbino ⬆️420 ➡️35
Insediata su due colli, è l'antica capitale del ducato montefeltresco. E' uno dei centri d'arte più importanti al mondo, riconosciuto dall'UNESCO come patrimonio dell'umanità. Ha origini antiche, risalenti al III sec. a. C. quando Urvinum Mataurense era municipio romano. Nel corso dei secoli Urbino ha raggiunto il periodo di massimo splendore durante il Rinascimento, sotto la guida illuminata del Duca Federico da Montefeltro e il palazzo Ducale ne è il monumento simbolo. Al suo interno sono ospitati capolavori assoluti tra cui la “Flagellazione” e la “Madonna di Senigallia” di Piero della Francesca e il “Ritratto di gentildonna” di Raffaello Sanzio.
Da visitare: l'Oratorio di San Giovanni per ammirare gli affreschi dei Fratelli Salimbeni, la casa natale di Raffaello, il monastero di Santa Chiara e il Duomo. Risalendo il monte, consigliata la visita alla Fortezza Albornoz da cui godere il bellissimo panorama sulla città e sulle vallate sottostanti. Urbino ha una vivace vita cittadina grazie anche alla massiccia presenza di studenti che frequentano la prestigiosa ed antica Università. Informazioni: I.A.T.-Ufficio turistico, tel. 0722 2613.

Sant'Angelo in Vado ⬆️355 ➡️63
Cittadina dell'Alta Valle del Metauro sorge sulle rovine dell'antica Tiphernum Mataurense. Sant'Angelo in Vado ha dato i natali ai fratelli Taddeo e Federico Zuccari, celebri pittori attivi a Roma nel XVI secolo. Tra i numerosi monumenti si ricorda: il trecentesco Palazzo della Ragione sovrastato dalla coeva Torre Civica, Palazzo Grifoni, la Cattedrale dedicata a San Michele Arcangelo, protettore della città, e la Chiesa di San Francesco. Terra del tartufo ospita ogni anno l'importante “Mostra nazionale del tartufo bianco pregiato delle Marche”. Informazioni: Ufficio turistico, tel. 0722 88455.

Cascata del Sasso ⬆️359 ➡️63
Il fiume Metauro, all'altezza della zona industriale di Sant’Angelo in Vado, forma un salto naturale che con un fronte di 60 m. e un'altezza complessiva di 15, viene considerato tra i dieci più grandi d'Italia. La brusca rottura di pendenza, che produce il suggestivo scenario, deve la sua origine alla presenza, lungo l'alveo del fiume, di terreni tra loro litologicamente eterogenei. In questo tratto del suo corso, infatti, il Metauro attraversa, nell'ordine, lo Schlier, il Bisciaro e la Scaglia cinerea. Antistante la cascata sono funzionanti una comoda area di sosta e un camper service.

Piandimeleto ⬆️319 ➡️56
La cittadina è posta su un pianoro dell'Alta Valle del Foglia. Immersa nel verde, è meta di turisti ed escursionisti amanti della natura. Rappresentativo del luogo è il castello dei Conti Oliva risalente al XV secolo ed inserito all'interno del nucleo medievale del centro storico. Da visitare anche la Parrocchiale di San Biagio per la presenza di due lastre tombali gotiche e di un affresco datato 1576. Nella località di San Sisto si svolge ogni anno la festa del fungo con la relativa mostra micologica. Informazioni: Municipio,
tel. 0722 721121; Musei civici, tel. 0722 721528.
Dettagli
L'Imperiale degli Sforza



La Villa Imperiale deve il suo nome ad un avvenimento che ebbe luogo nel 1452: nel mese di gennaio l’imperatore Federico III sostò a Pesaro e Alessandro Sforza, committente della villa, lo invitò a vedere il sito su cui intendeva erigere la sua residenza. L’imperatore ne pose la prima pietra: da allora la villa è nota come Imperiale.



La costruzione fu ultimata nel 1469, come ricorda l’iscrizione posta sul portale d’ingresso, affiancata dall’insegna dello scudo con le aquile imperiali:



ALEXANDER SFORTIA MCCCCLXVIIII.



L’edificio sforzesco, più antico e caratterizzato dall’alta torre, presenta tutti i caratteri della villa di campagna del Quattrocento, con un forte richiamo all’architettura medicea. Superato il vestibolo si apre un cortile porticato che costituisce il cuore della villa quattrocentesca, con una vera da pozzo decorata. L’originaria strutturazione del cortile, prima delle modifiche cinquecentesche, prevedeva a piano terra un lato completamente aperto verso valle attraverso un portico e al livello superiore tre lati aperti in forma di loggia.



Gli appartamenti di Alessandro Sforza comprendevano tre grandi stanze a piano terra, verso monte, sovrastate da soffitti lignei decorati con motivi araldici della famiglia Sforza. Le stanze più piccole, che includevano le camere da letto, si trovavano al piano superiore.



L'Imperiale dei Della Rovere



La parte più sorprendente della Villa Imperiale di Pesaro è senza dubbio l’ala progettata dall’architetto urbinate Girolamo Genga (1476-1551) già dal 1523, per conto dei duchi di Urbino Francesco Maria Della Rovere e Leonora Gonzaga.



Francesco Maria (1490-1538), figlio di Giovanni Della Rovere e di Giovanna da Montefeltro, era stato adottato dallo zio Guidubaldo da Montefeltro, duca di Urbino. Dal 1508 la casata roveresca conosce un momento di grande splendore, interrotto solo nel 1513 da travagliate vicende politiche.



Dopo essere stato mandato in esilio da papa Leone X nel 1517, nel 1522 il duca rientra nel suo ducato e trasferisce la capitale da Urbino a Pesaro dove prevede una serie di importanti lavori tra cui l’ampliamento della Villa Imperiale.



Il cantiere comincia nel 1528: Girolamo Genga restaura la vecchia villa sforzesca, in cui prevede un ciclo di affreschi – realizzato da Francesco Menzocchi, Raffaellino del Colle, Camillo Mantovano e i fratelli Dossi – e progetta l’ala nuova. In questi anni Genga diventa l’interlocutore di fiducia della duchessa che segue i lavori durante le assenze del marito, impegnato come Capitano per la Repubblica di Venezia.



Come recita l’iscrizione di Bembo, la Villa Imperiale di Pesaro rappresentava un dono di Leonora al duca che qui avrebbe trovato riposo dopo le fatiche sofferte in battaglia. L’ala cinquecentesca, adagiata sul colle grazie a un sistema di terrazzamenti, presenta infatti una predominanza di spazi aperti: logge, giardini e cortili, luoghi ideali per gli otia dei duchi e dei loro ospiti.



dai Medici agli Albani

Nel 1631 lo stato di Urbino passa alla Chiesa, ma i beni Della Rovere, tra cui la villa Imperiale, passano ai Medici. Dopo anni di abbandono, nel 1763, nella villa trovano rifugio Gesuiti spagnoli e portoghesi costretti all’esilio. I loro adattamenti deturpano gran parte della villa: scompaiono molte decorazioni; sale e logge divengono celle e oratori; vengono murate le altane e costruito un nuovo piano sulle terrazze.



Nel 1777 il principe Orazio Albani ottiene la villa in enfiteusi perpetua da Pio VI, ma i Gesuiti vi rimangono fino alla fine del secolo. La famiglia Castelbarco Albani inizia i restauri nella seconda metà dell’Ottocento: le sale affrescate sono largamente ridipinte dal pittore Giuseppe Gennari.



Nei primi anni del Novecento iniziano invece i lavori per riportare alla luce le strutture originarie del complesso, con l’eliminazione di tutte le sovrastrutture create dai monaci gesuiti e il ripristino delle parti andate in rovina, come ricorda l’iscrizione che corre lungo l’avancorpo dell’ala nuova.



Durante la II Guerra Mondiale l’edificio quattrocentesco viene danneggiato ma fortunatamente in una parte non affrescata; meno gravi sono i danni alla fabbrica nuova. Nel 1945, per volere dei conti Archinta e Guglielmo Castelbarco Albani, iniziano i nuovi restauri, terminati solo negli anni ’70 che riportano le pitture all’aspetto originario eliminando, dove possibile, gli interventi ottocenteschi di Gennari.

La Villa Imperiale di Pesaro è aperta da sabato 6 giugno fino a sabato 3 ottobre.
Le aperture, con visite guidate, si effettueranno:
📌ogni mercoledì dalle 15,30 alle 18,30
📌ogni sabato dalle 10,00 alle 13,00, con un unico percorso
I visitatori dovranno raggiungere la villa con mezzi propri nell'orario preventivamente comunicato.

La prenotazione è obbligatoria e va effettuata presso:
☎️ 338.2629372
🖲 info@isairon.it
💻 www.isairon.it

Costo € 10 a persona.

🚩Controllo dell’emergenza Covid-19:
👉tutti i partecipanti si dovranno presentare muniti di mascherina (senza valvola) che andrà utilizzata durante tutto l'itinerario;
👉le guide informeranno preventivamente i visitatori del comportamento corretto da tenere durante tutto l’accompagnamento.
👉la visita si svolgerà in piccoli gruppi e privilegerà gli spazi aperti, corti, terrazze e giardini con accesso scaglionato agli appartamenti della Duchessa Leonora Gonzaga; per motivi di sicurezza quest'anno le sale affrescate non saranno accessibili.
Maggiori info su: www.isairon.it - www.villaimperialepesaro.com

Dettagli
Tour impegnativo. Il tracciato si sviluppa a cavallo dell'Alta Val Marecchia, il paesaggio è dei migliori, dall'alto dei monti si spazia dal Monte Carpegna fino al mare. Considerata l'asprezza delle salite e la qualità dell'asfalto in certi tratti, si consiglia di utilizzare una bicicletta montata con rapporti agili (13-28) e con ruote in grado di sopportare buche e ghiaino. Il tour è stato comunque percorso e testato brillantemente con biciclette da corsa.

NOVAFELTRIA
TALAMELLO
SANT’AGATA FELTRIA
PENNABILLI

Come raggiungere Novafeltria:
Dalla costa: autostrada A14 uscita Rimini Nord o Sud • Indicazioni Montefeltro • S.p. 258
Dall’entroterra: superstrada E45 • S.p. 258

Partenza: Il Tour ha inizio nella vivace Piazza V.Emanuele di Novafeltria. La Piazza è un ottimo punto di partenza:
al centro del paese troviamo bar, fontana e ampi spazi per parcheggiare.
Km. 0      [⬆️ 272] si azzera il contachilometri e si scende in via Garibaldi. Dopo 200 m., al semaforo si prosegue diritto direzione Talamello in salita. Procedere con cautela, le gambe sono fredde!
Km. 2,1   Piazza di Talamello [⬆️ 374]: usciti dal paese si va a sx direzione Perticara.
Km. 3,6   Allo stop si gira a dx direzione Perticara (S.p.8). La strada sale.
Km. 7,7   Culmine della salita[⬆️ 661], all'incrocio a dx per una breve deviazione per Perticara.
Km. 8      Piazza di Perticara. Dopo un breve ristoro alla fontana si torna indietro per la stessa strada.
Km. 10,4 Allo stop si va a dx direzione S.Agata F. siamo di nuovo sulla S.p. 8.
Km. 14,1 Poggiorimini, siamo in cima [⬆️ 803], attenzione alla discesa!
Km. 16,9 Abitato di Sant'Agata Feltria. Dopo 300 m. attenzione! Sulla dx deviazione per il centro (cartello bianco “centro”), si raggiunge le piazza per una breve sosta (Km.17,4). Dalla piazza si torna indietro per la stessa strada e al primo stop si gira a dx, si attraversa una piazza e allo stop si prosegue diritto direzione Pennabilli in salita. In questa salita vi sfidiamo a rimanere in sella!
Km. 19,3 Al bivio a sx direzione Monte Benedetto, Petrella Guidi [⬆️741].
Km. 20    Cartello Monte Benedetto, termine seconda salita [⬆️789]. Attenzione, strada dissestata!
Km. 23,4 Petrella Guidi! [⬆️562].
Km. 27,5 Dopo il ponte, allo stop a dx direzione Sansepolcro: siamo sulla S.p.258.
Km. 28,4 A Ponte Messa prima del ponte si gira a sx direzione Pennabilli [⬆️375].
Km. 30,5 Cartello Pennabilli.
Km. 31,3 Si gira a dx, direzione “Centro”. Sosta in piazza. Da qui si esce passeggiando da via Roma (a sx della chiesa), al bivio successivo si sale in sella si va a dx in salita direzione Cantoniera.
Km. 32,5 Si gira a sx direzione Scavolino [⬆️617].
Km. 35,6 Cartello Scavolino, poco dopo si giunge in piazza (Km. 36). Si prosegue e dopo 100 m. si gira a sx direzione Soanne.
Km. 38,3 Allo stop a dx in salita (incrocio senza indicazioni).
Km. 39,3 Cartello Soanne, si prosegue sulla strada principale. Giunti in piazza si gira a dx in salita.
Km. 44,8 Cima della salita, si prosegue sulla strada principale. Si scende per 1 km.
Km. 45,8 Allo stop a sx direzione Madonna di Pugliano. Si scala l'ultima salita.
Km. 46,6 Cima della ultima salita “Serra San Marco” [⬆️1006]. Godetevi il panorama.
Km. 49,3 Madonna di Pugliano (cartello bianco).
Km. 50,2 Al bivio a dx direzione San Leo, sempre in discesa.
Km. 53,7 Cartello San Leo. La deviazione per San Leo non è qui descritta. Per chi volesse visitare il paese, il giro a San Leo aggiunge da qui 3 Km e 100 m. in dislivello. Al trivio si gira a dx e poi subito a sx in discesa direzione Sant'Igne, Novafeltria.
Km. 58,9 Dopo l'abitato di Piega attenzione! Si gira a sx, cartello Boscara sulla sx, dopo 100 m. si gira a dx direzione Maioletto.
Attenzione strada dissestata.
Km. 63,3 Allo stop a dx direzione Novafeltria. Dopo aver attraversato il fiume si gira a dx sull'itinerario ciclabile lungo il fiume Marecchia.
Km. 64,5 Al termine della pista ciclabile a sx in salita. Dopo 500 m. allo stop si gira a sx e si arriva in piazza (Km. 65,1)
dove ha termine l'itinerario.

indicazioni turistiche

Pennabilli ⬆️629 ➡️81
La cittadina, posta ai piedi del monte Carpegna, prese corpo nel 1350 dall'unione dei villaggi fortificati di Penna e di Billi. Entrando nel centro storico si possono ammirare la Porta Malatesta (sec. XIII), il Palazzo del Bargello (sec. XIV), La Porta Carboni (sec. XIV), la Porta di Borgo S.Rocco e la chiesa-santuario di S.Agostino (o Madonna delle Grazie). Sulla piazza principale sorgono la Cattedrale tardo rinascimentale, il Palazzo mediceo della Ragione e la Loggia dei Mercanti. Notevoli anche il Museo Diocesano, il Museo di Informatica e Storia del calcolo, il Museo Mariano e il Teatro 'Vittoria' con graziosa sala a palchetti. Importante la Mostra-Mercato nazionale d'Antiquariato che si tiene annualmente nel mese di luglio. 
Informazioni: Pro Loco, tel. 0541 928659.

Novafeltria ⬆️275 ➡️70
Sorge al centro della media valle del Marecchia, là dove un tempo si tenevano i mercati per gli abitanti dei colli circostanti e chiamata perciò fino al 1941 Mercatino Marecchia. I monumenti più importanti affacciano sulla piazza principale: il seicentesco Palazzo Municipale e la chiesetta trecentesca di S. Marina. Pregevoli sono: la parrocchiale neoromanica di S.Martino, che conserva un Crocefisso ligneo del XIV secolo, e il Teatro Comunale (già Sociale) con elegante sala liberty a balconate (1925). Nella località di Perticara, un tempo fiorente centro minerario per l'estrazione dello zolfo, è allestito il Museo storico-minerario con reperti, strumenti di lavoro e documenti d'epoca. 
Informazioni: Municipio - Ufficio Informazioni, tel. 0541 920442.

Sant’Agata Feltria ⬆️607 ➡️82
Fin da lontano si delinea all'orizzonte la pittoresca Rocca che venne restaurata nel 1474 da Francesco di Giorgio Martini su incarico del nobile Agostino Fregoso. Entrando in paese si incontra il Convento di S. Girolamo e la Collegiata di S.Agata, ricca di pregevoli tele e sculture. Il seicentesco 'Palazzone', oggi sede comunale, include il Teatro 'Angelo Mariani' tutto in legno con elegante sala a palchetti. Rilevante è la Fiera del tartufo bianco pregiato e dei prodotti agro-silvo-pastorali che si tiene ogni anno dalla seconda domenica di ottobre alla prima di novembre.
Suggestiva è la frazione di Petrella Guidi che conserva i resti di antico borgo militare del XIII secolo. 
Informazioni: Pro Loco, tel. 0541 848022.

Talamello ⬆️386 ➡️73
Il toponimo del paese deriva da Thalamos (grotte, abitazioni).
Sulla piazza principale del borgo sorge la seicentesca parrocchiale di S. Lorenzo che custodisce all'interno una preziosa Croce del Trecento. Di grande interesse artistico la 'cella' del Cimitero decorata con affreschi di Antonio Alberti da Ferrara (1427). Una specialità gastronomica di Talamello è il rinomato 'formaggio di fossa' o 'Ambra di Talamello', caciotta locale stagionata per mesi in fosse scavate nell'arenaria. 
Informazioni: Municipio, tel. 0541 920036.
Dettagli
Il nome
Il toponimo deriva tradizionalmente da un pergolato che ornava l’antico ingresso di una chiesa del borgo, Santa Maria della Pergola. Ma un’altra avvalorata tesi vuole Pergola come quel territorio, raggiunto attraverso una “gola”, abitato sin dalla preistoria da Celti, Galli e Romani.

La storia
La città di pergola vanta duemila anni di storia, dall’epoca dei bronzi dorati ai giorni d’oggi. E’ un borgo ricco di storia, cultura, arte, gusto ed accoglienza. In un territorio abitato fin dalla preistoria, con tracce delle popolazioni successive (Celti, Galli e Romani), la datazione della sua fondazione è oggetto di disputa tra storici: c’è chi ne fissa la nascita nel 1234, data certa della sua fortificazione, c’è chi invece, tesi prevalente, fa risalire l’origine a molti secoli prima. Pergola sorge al confluire del fiume Cinisco nel Cesano, che domina la valle fino al mare.
L’attuale torre civica, cui i Pergolesi sono legati per il suono del “campanone”, in origine era il campanile della Collegiata di Sant’Andrea, chiesa avellanita del 1200.
Il Palazzo Comunale è stato invece costruito in occasione del conferimento a Pergola del titolo di “Città” da parte di Papa Benedetto XIV. Pergola ha avuto i suoi momenti più floridi con la famiglia Della Rovere, che le assicurò libertà e sviluppo economico. Dopo un periodo di decadenza legato al passaggio allo Stato Pontifico (1631), è risorta a nuova vita prima sfruttando il rifiorire dell’industria tessile e conciaria, poi con l’istituzione della Zecca nel 1796 fino all’annessione al regno d’Italia: l’8 settembre 1860, dando per prima il segnale a tutte le Marche, Pergola insorse infatti contro il governo dei Papi e chiese l’annessione al Regno d’Italia

I Pergolesi possiedono un altro patriottico primato: il 14 febbraio 1831, Pergola fu la prima delle Città a innalzare sul Palazzo Municipale il tricolore. Ma un altro oro le dona, ai giorni nostri, fama e prestigio. I Bronzi Dorati da Cartoceto di Pergola, unico esemplare al mondo di gruppo bronzeo dorato d’epoca romana.

Il paesaggio si apre su uno scenario incantevole: colline e casolari, distese di vigneti e boschi, chiese e antichi borghi, in lontananza si staglia l’imponente profilo del monte Catria, ai cui piedi si fermò Dante. Il centro storico è ricco di testimonianze medievali con costruzioni in pietra, portali a sesto acuto e case-torri, a conferma dell’importanza che la città si conquistò nel tempo. Custodisce gelosamente, da secoli, il suo aspetto con vie strette e costruzioni patinate dal tempo antico che conservano le caratteristiche “porte del morto”. Porte rialzate rispetto al livello stradale, cui erano collegate con gradini retrattili in legno dai quali partiva una scala interna, ripidissima, fino all’ultimo piano. Porte, così anguste da permettere il passo a una sola persona, che avevano scopo prettamente difensivo,poiché, grazie alla loro conformazione, un solo uomo poteva difendere la propria abitazione dagli assalitori.

Le numerose chiese, ricche d’arte, hanno attribuito alla Città l’appellativo di “Pergoletta Santa” o “Città dalle cento chiese”, segno di religiosità e forti tradizioni.

Pergola è inoltre la città dei Bronzi Dorati, unico esemplare al mondo di gruppo bronzeo dorato d’epoca romana. Le sculture, per imponenza, bellezza e suggestione, non hanno eguali e sono conservate in un museo ricco di singolarità indimenticabili.

La lunga dipendenza di pergola dallo Stato della Chiesa ha fatto sì che i luoghi di culto fossero numerosi e di pregevole architettura tanto che pergola, ancora oggi, è soprannominata “la Città delle Cento Chiese”.

La Chiesa gotica di San Giacomo, risalente al XII sec., è una delle più antiche: a piante rettangolare, custodisce al suo interno un interessante crocifisso ligneo dei primi del ‘400. Non lontano, ecco la Chiesa di San Francesco, fondata dai francescani nel 1255 e trasformata nel secolo successivo, è caratterizzata da un bel portale trecentesco a sesto acuto in pietra arenaria.

Magnifico il Duomo, edificato dai monaci agostiniani a partire dal 1258, che riesce a far convivere lo stile romanico-gotico originario della torre campanaria con l’interno tardo barocco e con la facciata neoclassica. La Concattedrale con le sue tre navate e il Reliquario contenente il capo di San Secondo, raro esempio di oreficeria tardogotica.

Barocchi anche gli interni di altre tre Chiese: quella dei dei Re Magi a Santa Maria dell’Assunta, quella di Santa Maria delle Tinte e quella di San Biagio. Non tralasciando la Chiesa di Santa Maria di Piazza, una delle più antiche della città, con affreschi del XV secolo o l’Oratorio dell’Ascensione al Palazzolo, che custodisce affreschi che rappresentano uno dei momenti più alti della pittura a fresco del Quattrocento marchigiano.

In questo percorso religioso è d’obbligo rivolgere il proprio sguardo verso le antiche “porte del morto”. Presenti in molte città medievali dell’Italia centrale, hanno origini antiche, probabilmente risalenti agli etruschi. Porte rialzate rispetto al livello stradale, cui erano collegate con gradini retrattili in legno dai quali partiva una scala interna, ripidissima, fino all’ultimo piano. Porte, così anguste da permettere il passo a una sola persona, che avevano scopo prettamente difensivo,poiché, grazie alla loro conformazione, un solo uomo poteva difendere la propria abitazione dagli assalitori. Successivamente, venuta meno la loro funzione difensiva, venivano utilizzte per far uscire, con i piedi davanti, il defunto dalla propria abitazione, e poi prontamente murate di nuovo.

Vale poi la pena dedicare del tempo alla visita del palazzo Comunale, costruito su progetto del riminese G. Buonamici dopo il 1750.

Il Museo dei Bronzi Dorati e della Città di Pergola conserva beni preziosi e unici. Il percorso organizzato come una suggestiva passeggiata tra le vie della Città,attraverso le opere esposte che provengono dai suoi palazzi e dalle sue chiese più belle, termina con la visione dei “quattro Bronzi più belli del mondo”: I Bronzi Dorati da Cartoceto di Pergola, l’unico gruppo di bronzo dorato di epoca romana esistente al mondo. Nove quintali di bronzo e oro magistralmente forgiati duemila anni fa ed esposti in questo museo.

Eccellenza architettonica della Città è il Teatro Angel Dal Foco, incastonato all’interno degli antichi magazzini del Monte di Pietà. Particolare la pianta realizzata a ferro di mulo per adattarsi alla struttura che lo ospita, con tre ordini di palchi, platea e loggione. La ricostruzione del ‘700 risale a quando Pergola fu elevata al rango di Città. Per tale privilegio occorreva infatti che la comunità fosse dotata di un Palazzo Comunale e di un Teatro nel quale, peraltro, si svolge una prestigiosa stagione teatrale.

Infine, i Giardini storici della Città rappresentano una piacevole ed elegante passeggiata in un polmone verde del centro. Nella passeggiata si incontra uno dei più importanti monumenti marchigiani ai Caduti della Grande Guerra, arricchito da un cannone austriaco preda bellica dell’Esercito Italiano, fino a raggiungere una seduta panoramica costituita dagli elementi di una antica fontana cittadina ottocentesca. Nel cuore della passeggiata si può anche ammirare una candida fontana in stile razionalista, circondata da un magnifico esemplare di taxus baccata del 1800 e da una olea europea di oltre cinque secoli di età.
Dettagli
Ex Castrum Medi, denominato anche Galliolo o Gaiola o Garzoleto o Castel Bernardo) è situato a oltre 200 metri s.l.m., costituisce un balcone naturale, da cui lo sguardo può spaziare verso un ampio orizzonte nel quale spiccano il Castello di Gradara, le "penne" di San Marino e il "gibbo" del Catria.
A Casteldimezzo si conservano parte delle mura una volta intervallate da numerosi torrioni mentre la rocca è oggi scomparsa ed ha ceduto il posto ad un noto ristorante.
Particolarmente interessante è la Chiesa intitolata ai Santi Ravennati Apollinare e Cristoforo, che custodisce un antico Crocifisso del XV secolo attorno al quale si narra una storia avventurosa ricordata da una lapide del 1652 collocata nella Chiesa stessa.

Da qui la vista toglie il fiato. 

Nelle giornate terse il blu del mare è così immenso che  lo sguardo si ritrova a volteggiare sulla placida superficie in uno stato di serenità completa e totale. 
Questo castello è diventato famoso in tutta la Regione ed anche al di fuori di essa, per la storia del miracoloso “crocifisso venuto dal mare”. Entriamo all’interno della piccola chiesa del paese, davanti a noi un bellissimo crocifisso ligneo di fattura veneziana risalente agli inizi del 1500. 
In quegli anni era stato spedito per mare e trasportato in una cassa ma, coinvolto in un naufragio, approdò sul litorale fra Fiorenzuola e Casteldimezzo. Le due città per contendersi l’oggetto di devozione decisero di caricarlo su di un carro di buoi e lasciare al fato la scelta. I buoi si diressero senza esitare verso Casteldimezzo e si fermarono davanti alla chiesa. 
Da allora il crocifisso si dice sia stato fautore di numerosi miracoli, fra cui uno scampato assedio da parte della Signoria dei Medici a danno del Ducato di Montefeltro. 
E voi, credete nei miracoli?
Dettagli
Nella zona più settentrionale della costa Adriatica, al confine con l’Emilia Romagna troviamo un incantevole borgo situato in mezzo alle meraviglie della natura: la località di Gabicce Monte.
Sorge su un promontorio a ridosso della piccola baia di Gabicce Mare, nell’ultimo tratto del Golfo di Rimini, dal quale è possibile avere una visuale ampissima: le città di Cesenatico, di Rimini con il suo maestoso grattacielo, di Porto Verde nonché le dolci colline dell’entroterra marchigiano.
Grazie a questo patrimonio naturalistico, Gabicce Monte è l’unica località a mettere insieme mare, collina e parco naturale, con il risultato di un paesaggio sorprendentemente variegato e di un’atmosfera unica.

Il paese è suggestivo, sulle strade del piccolo borgo si possono incontrare sportivi appassionati di ciclismo, e trekking che vogliono vivere l’emozione nel Parco del Monte San Bartolo.
Gabicce Monte è un paese a misura d’uomo, dove ci si può spostare tranquillamente a piedi, facendo delle rilassanti passeggiate, lontani dal traffico e caos.

Per questo è meta molto amata dalle famiglie con bambini, così come dalle coppie in cerca di scorci romantici.
Da Gabicce Monte si può percorrere per esempio il “Sentiero del Coppo” completamente immersi nella natura, attraverso il quale si arriva direttamente alla zona marina e a metà del tragitto si incontra un’antica fonte, “la Fonte del Coppo”, dalla quale sgorga un’acqua dalle ottime proprietà benefiche e curative.

La località gode di un’importanza oltre che geografica, anche storica. L’origine risale ad una comunità che nel 909 viveva intorno alla Chiesa di S. Ermete, che si trova ancora oggi all’ingresso dell’abitato.

All’interno della Chiesa di Sant’Ermete sono conservati alcuni reliquiari e pregevoli candelieri a testimonianza della ricchezza degli arredi che la decoravano prima dei numerosi saccheggi subiti in epoche diverse. Tra le opere di maggior rilievo troviamo all’interno del luogo di culto il dipinto della ” Madonna del latte”, che proviene dalla scuola marchigiana del XV secolo ed un crocifisso in legno che risale al XIV secolo e appartiene alla scuola riminese.
A quel tempo la sommità del colle era probabilmente già fortificata: a testimonianza di ciò un documento del 998 che lo nomina con la locuzione latina ” Castellum Ligabitii” dal nome del feudatario Ligabitio.
Il piccolo nucleo di case che contornano piazza Valbruna è quanto resta dell’antico borgo di Gabicce Monte.
Dettagli
Il simbolo della città è la Rocca Roveresca, costruita tra il 1482 e il 1492, che fu una fortezza inespugnabile in tutto il territorio. La Rocca oggi ospita il Museo di Evocazione Storica e una collezione di coltelli e armi da fuoco vintage; nel fosso delle macchine da guerra ricostruito fedelmente dai disegni di Francesco Giorgio Martini, architetto de La Rocca. Il percorso ideale per scoprire la storia di Mondavio inizia con una visita alla Pinacoteca Civica situata all'interno del chiostro francescano. La Pinacoteca Civica ospita numerosi dipinti, mobili principalmente da edifici religiosi. Le rare edizioni risalenti al XV e al XVII secolo provenienti dalle biblioteche cappuccine installate a Mondavio nel 1557 meritano un'attenzione particolare. Tra le opere di pregio vi sono l'Incunabula del XV secolo e il Cinquecentesco.
Visita il teatro Apollo che si trova sulle pareti nord-ovest mentre entri in Piazza della Rovere. Il teatro risale alla fine del 18 ° secolo, è stato costruito in una vecchia chiesa dedicata a San Filippo Neri. Il teatro fu completamente rinnovato nel 1887 secondo i gusti dell'apogeo. Ancora una volta funzionale dopo il suo restauro, ospita una stagione teatrale notevole.
Visita dell'edificio Insignia Collegiata risalente al XIV secolo, restaurato nel 1563 da Bartolomeo Genga. La dedica della chiesa ai santi Pietro e Paterniano, che risale al 1444, deriva dall'unificazione di due parrocchie distanti tra loro, mentre la Collegiata Insignia fu eretta dal 1741, quando fu necessario allargare la chiesa perché era diventata la più grande della regione. All'interno ci sono opere di squisita opera come l'Angelo custode di Bottani del 18 ° secolo. Finalmente una visita alla Chiesa di San Francesco. La tradizione vuole che la chiesa fu costruita per volontà di San Francesco d'Assisi in occasione della sua visita a Mondavio nel 13 ° secolo. L'attuale struttura interna risale alla ricostruzione del 18 ° secolo, mentre la facciata ha mantenuto l'austerità e la semplicità originali che contraddistinguono gli edifici dell'Ordine francescano. All'interno opere di pregio e tra le più importanti "l'Immacolata Concezione" del pittore Giuliano Presutti
Dettagli
Splendido esempio di villa con giardino all’italiana, Caprile venne costruita a partire dal 1640 dal marchese bergamasco Giovanni Mosca, discendente di una nobile famiglia lombarda che si trasferì nelle Marche nel 1550, in seguito all’ottenimento dell’investitura del castello di Gradara. A Caprile il nobile volle realizzare la sua residenza estiva in cui trascorrere villeggiature e tenere ricevimenti, attribuendole fin dall’inizio una destinazione di svago. Questa tesi è confermata da una descrizione ritrovata nel diario di viaggio di monsignor Lancisi, mandato da papa Clemente XI Albani nel ducato di Urbino. Dopo aver delineato la struttura e le decorazioni della villa, il monsignore si sofferma in particolare sui giochi d’acqua dei giardini, in cui . Il più importante intervento di ristrutturazione fu eseguito nel 1763, dal discendente Carlo Mosca, a cui si deve l’impianto architettonico giunto fino ai nostri giorni.Destinata come già detto a fini di ricevimento e villeggiatura, Villa Caprile ospitò personaggi molto importanti, tra cui si possono ricordare Casanova, Stendhal, Rossini e Leopardi.Il marchese Francesco Mosca, impegnato nella divulgazione della fede giacobina, nel 1797 ospitò anche Napoleone Bonaparte. Fu ancora lui che, dopo aver innalzato “l’albero della libertà” trasformò la villa da sito elitario ed aristocratico a luogo di fruizione pubblica. Dopo poco però la residenza tornò ad accogliere personalità illustri, grazie anche alla vita mondana condotta da Carolina di Brunswick, principessa del Galles, che prese Caprile in affitto nelle estati del 1817 e 1818. Solo nel 1876, con il risorgere delle Accademie, Caprile venne acquistata dall’Accademia Agraria per poter dar vita alla Colonia Agricola, con il patto di non stravolgere l’impianto architettonico esistente. www.parcosanbartolo.it/Itinerari/Villa Caprile
Dettagli
Rimini ha un patrimonio storico e artistico molto importante, che comprende chiese e conventi, ville e palazzi nobiliari, fortificazioni, siti archeologici, strade e luoghi di interesse storico e artistico. Questa ricchezza è il risultato della successione di 22 secoli di storia, attraverso varie civiltà e dominazioni: dai romani, all'impero bizantino, con l'importante ruolo di libero comune e capitale Malatesta, fino ai domini veneziani e pontificali. Rimini era una porta storica verso est e sud del Mediterraneo, grazie alla sua posizione geografica e all'importanza del porto, e un punto d'incontro tra le culture dell'Italia settentrionale e quelle dell'Italia centrale. Italia.

Rimini è ricca di monumenti di tutte le epoche, con esempi molto importanti dell'architettura della civiltà romana, come l'Arco di Augusto, il Ponte di Tiberio, l'anfiteatro e la Domus del Chirurgo, dal Medioevo , come Palazzo Arengo, la Chiesa di S. Agostino e Castel Sismondo e il Rinascimento, con il tempio Malatesta, capolavoro di Leon Battista Alberti.

La città, con i suoi villaggi e il suo porto turistico, conserva anche un vasto patrimonio architettonico del periodo barocco, neoclassico e di libertà, tra cui chiese, palazzi, ville signorili, edifici storici della marina, hotel e ville d'epoca, prova del suo ruolo di centro culturale, politico, commerciale e, dalla metà del XIX secolo, rinomata località balneare.

La città ha conservato la sua struttura romana per secoli, con la disposizione regolare dei suoi blocchi, preservando i grandi monumenti romani che hanno dimostrato le sue antiche origini. Rimini è sempre stata caratterizzata dall'esperienza della contemporaneità facendo rivivere insieme il suo passato: le trasformazioni medievali, le grandi opere di rinnovamento urbano della famiglia Malatesta, i terremoti, l'abolizione degli ordini conventuali hanno determinato una continua evoluzione, leggibile nella stratificazione di testimonianze storiche. I bombardamenti della seconda guerra mondiale distrussero la città, compromettendo gravemente il patrimonio monumentale e l'integrità del centro storico, che fu ricostruito e restaurato per migliorare gli spazi e i numerosi edifici preziosi.

Rimini appare per la prima volta sullo schermo in alcuni film sulla vita di mare, tra cui il documentario Rimini l'Ostenda d'Italia (1912). Negli anni '30, le notizie di Luce celebravano la conquista del tempo libero e la nascita del turismo di massa, rendendo per la prima volta l'immagine della città pubblica. Tuttavia, è stato Federico Fellini, uno dei registi più noti nella storia del cinema, a rendere famosi i personaggi, i luoghi e le atmosfere di Rimini nel mondo attraverso i suoi film, ispirati dalla sua città natale , anche se furono girati quasi interamente negli studi di Cinecittà a Roma: I Vitelloni (dramma del 1953), 8½ (dramma del 1963, Oscar 1964), I clown (documentario del 1970) e in particolare Amarcord (dramma del 1973, Premio Oscar del 1975). I film e gli scritti del regista rivelano il conflitto nel suo rapporto con Rimini. Fellini ammise di non essere tornato volentieri: una sorta di imbarazzo sorse in lui per aver "speculato" sulla sua città, che rappresentava per lui più una "dimensione della memoria" che un luogo reale. Temi autobiografici e ricostruzioni oniriche del mare, simbolo di avventura e viaggi, del mondo contadino e popolare, della ricchezza e della pompa del Grand Hotel, della città che scompare sulle rive della nebbia dei giorni invernali .
Dettagli
Si trova in provincia di Rimini, sulle rigogliose colline della Valconca, a pochi chilometri dal confine marchigiano. Dista 15 km da Cattolica, 20 da Riccione e 30 dal capoluogo Rimini. È inserito nel bacino della Valconca assieme ai comuni di Mondaino e Montegridolfo.
Il paese, roccaforte malatestiana, è al centro di una corona di castelli difensivi, ultimo baluardo riminese contro la vicina Urbino dei Montefeltro. L'assetto del centro rivela ancora oggi la sua struttura medievale, con il dedalo dei vicoli racchiusi dalla cinta muraria e le monumentali porte di accesso: porta marina e porta montanara, per la difesa verso il mare e verso l'entroterra. I secoli XIII e XIV vedono un'alternanza di potere, su queste terre, tra lo stato pontificio e la signoria dei Malatesta di Rimini. Poi, a seguito del tentativo di rivolta degli Ondedei di Saludecio (1336) contro Ferrantino, Malatestino e Guido Malatesti (fallito a causa di un tradimento) a Saludecio è imposta la totale dipendenza ai Malatesti.
Il XV secolo, pur essendosi aperto all'insegna delle humanae litterae e della serenità, con il pacifico soggiorno a Montefiore di papa Gregorio XII, vede poi crescere e svilupparsi il progetto dei Montefeltro di Urbino sopra le terre di Romagna. Il già fragile equilibrio crolla nel 1462 quando, a seguito di questioni politiche di respiro nazionale, Federico da Montefeltro occupa Saludecio togliendolo a Sigismondo Malatesta, e lo riconsegna a allo stato della Chiesa.
Ne 1504, dopo essere passato per le mani del duca Cesare Borgia,figlio di papa Alessandro VI, Saludecio è sottomessa al governo di Venezia, ma per breve tempo, visto che già nel 1508 i Veneziani restituiscono il territorio allo Stato della Chiesa. Il XVI secolo costituisce una sorta di assestamento del paese che nel secolo successivo vedrà, invece, una grande crescita economica e culturale, testimoniata dall'opera di numerosi artisti impegnati sul territorio (primo fra tutti Guido Cagnacci).
Anche nel corso del Settecento si aprono cantieri importanti, tra i quali sicuramente il più interessante è la chiesa parrocchiale di S. Biagio, iniziata nel 1794 e terminata nel 1800. Bell'esempio di architettura neoclassica, realizzata dall'architetto cesenate Giuseppe Achilli, fu fortemente voluta dal parroco saludecese nonostante il periodo particolarmente difficile, coincidente con gli anni della discesa napoleonica. L'Ottocento si apre dunque con splendore e prosegue con lo stesso tenore, tanto che Saludecio, capoluogo amministrativo può a ragione essere considerata, relativamente a quel periodo, una piccola capitale. La classe dirigente (borghesia agraria) decide di abbellire i propri palazzi e di costruirne di nuovi, così che ancora oggi noi possiamo ammirare le splendide finiture e le pitture interne dei pregevoli edifici che si affacciano sulle vie del paese.
Oggi il comune, superata la crisi degli anni Sessanta, che ha causato un massiccio esodo verso la costa, ha ritrovato la propria identità puntando principalmente sul recupero dell'economia agricola e artigianale nonché alla valorizzazione culturale, ambientale e turistica del territorio.
Dettagli
Per l’UNESCO, la città ha il merito di essere stata un punto d'attrazione per i  più illustri studiosi e artisti del Rinascimento, italiani e stranieri, che hanno creato un eccezionale  complesso urbano.
Le origini di Urbino sono antichissime, il nome romano Urvinum deriverebbe dal termine latino urvus (urvum è il manico ricurvo dell'aratro), ma è nel Quattrocento che la città vive il suo massimo splendore.

Ed é soprattutto grazie all’apporto di Federico di Montefeltrohttp://it.wikipedia.org/wiki/Federico_da_Montefeltro che Urbino acquisì quell'eccellenza monumentale e artistica, la cui influenza si è largamente estesa al resto d'Europa.
Questo grande mecenate infatti seppe non solo trasformare Urbino in una magnifica corte princesca, ma anche attrarre nel ducato il meglio che la cultura umanistica rinascimentale italiana potesse offrire: Piero della Francesca, Luciano Laurana, Leon Battista Alberti, Francesco di Giorgio Martini, Girolamo Genga ed il padre di Raffaello, Giovanni Santi.

Passeggiando lungo le ripide e strette strade si incontrano tutti gli edifici della Urbino rinascimentale: L'ex Monastero di Santa Chiara, la Chiesa di San Domenico, il Mausoleo dei Duchi nella Chiesa di San Bernardino, palazzo Boghi e il maestoso Palazzo Ducale, custode del tesoro urbinate.
Alcune tra le più importanti maestranze dell'epoca furono coinvolte nella costruzione del palazzo, oggi sede della Galleria Nazionale delle Marche. E una visita alla Galleria è d'obbligo se si vogliono ammirare alcuni capolavori assoluti della storia dell'arte qui conservati: "Flagellazione di Cristo" e " Madonna di Senigallia" di Piero della Francesca , "Comunione degli Apostoli" di Giusto di Gand ; "Miracolo dell' Ostia Profanata" di Paolo Uccello e la sublime "Muta" di Raffaello. Nelle vicinanze da non perdere la Data ( le stalle ducali), collegata al Palazzo dalla magnifica Rampa elicoidale.
Bella artisticamente, ma bella anche dal punto di vista paesaggistico: trovandosi tra due colli, Urbino offre un panorama fatto di tetti e di chiese decisamente suggestivo.

Curiosità
Sia Bramante sia Raffaello mossero i primi passi proprio qui ad Urbino. Raffaello in particolare si formò nella bottega paterna ed esordì con opere commissionategli dalle vicine località del ducato.

A Urbino si svolge ogni anno la Festa dell’aquilone che generalmente si tiene a settembre. Si tratta di una vera e propria gara in cui vince chi riesce a far volare il proprio aquilone più in alto.

Urbino plays Jazz è un festival organizzato ad agosto dall'associazione Urbino Jazz Club e promosso dal Comune di Urbino dove giovani talenti e artisti affermati hanno l'obiettivo di diffondere nel territorio la cultura tollerante della musica jazz.

Nei piccoli laboratori si crea arte fin dal ‘500: orafi, ebanisti, ceramisti, molti gli artigiani legati all’edilizia (stuccatori, pittori, falegnami, scalpellini); nelle botteghe del centro storico è possibile guardare da vicino tecniche antiche e nuove creazioni.

La corte di Federico da Montefeltro, così come descritta da Baldassarre Castiglione ne Il Cortegiano, introdusse i caratteri del cosiddetto "gentiluomo" in Europa, che rimasero pienamente in voga fino al XX secolo.

Sede di una delle più antiche università, la Carlo Bo, che nasce nel 1506, conta più universitari che residenti autoctoni, vanta una famosa Accademia di Belle Arti, ed è anche nota come la "capitale del libro" per via dell'Istituto per la Decorazione e l'Illustrazione del Libro nato nella seconda metà del XX secolo.
Dettagli
Pesaro è la città natale del compositore Gioachino Rossini, di cui è visitabile la casa-museo Rossini ed al quale sono intitolati un frequentatissimo conservatorio e l'omonimo teatro; inoltre, dal 1980, vi si svolge tutte le estati il Rossini Opera Festival che richiama appassionati della lirica da tutto il mondo.
Per il numero di eventi legati alla cultura rossiniana, Pesaro ha ottenuto nel 2017 il prestigioso riconoscimento di Città creativa per la Musica dall'UNESCO, titolo per il quale si era candidata nel 2015 con il sostegno ufficiale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero dei Beni Culturali.
In occasione dell'anniversario dei 150 anni dalla morte di Rossini, nel 2018, è stato installato un impianto di filodiffusione per trasmettere le sinfonie rossiniane tra le vie del centro storico.

Le origini della città risalgono all'età del ferro, quando Pesaro era un villaggio piceno, come provano gli scavi effettuati nel centro della città nel 1977. Il nome della città, in latino Pisaurum, secondo alcuni deriva dal vecchio nome del fiume Foglia (Isaurus o Pisaurus).
La tradizione vuole invece che il nome della città sia derivato dal fatto che, in epoca romana, nella città, Furio Camillo, vinti i Galli, abbia pesato l'oro (aurum in latino) che i barbari stavano trafugando da Roma.
Nel territorio circostante, d'altra parte, si trovava uno dei più importanti e antichi insediamenti piceni delle Marche: il villaggio di Novilara. Questo insediamento era tra i pochi, insieme a Numana ed Ancona, che si affacciavano sul mare. Lo scalo portuale di Novilara utilizzava la foce di un torrente.
Tra i reperti più noti e discussi rinvenuti nel territorio pesarese, c'è la stele di Novilara, in genere ritenuta picena e scritta in Lingua picena settentrionale. Essa è stata recentemente interpretata e tradotta come iscrizione greca arcaica[32], incisa in un alfabeto che con alcune variazioni era stato adottato da tutti i popoli d'Italia (Piceni, Sanniti, Etruschi, ecc.) tra il VI e II secolo a.C. Dalla reinterpretazione della stele si può dedurre che i greci (noti colonizzatori nel Mediterraneo) si infiltrarono anche in queste aree (probabilmente nel VI-V secolo a.C.), interferendo con le precedenti popolazioni, picene e probabilmente anche umbre ed etrusche.
Tracce di lingue antiche si sono conservate nel dialetto, specialmente dell'entroterra e sono soprattutto di derivazione greca. Si può supporre una certa egemonia del greco sulle altre, oppure che i termini greci si siano diffusi più tardi, all'epoca della dominazione bizantina. Ad ogni modo si può constatare l'apparente origine greca del nome Pisaurum, che potrebbe significare «dietro i monti», dalla collocazione della città tra due colli.
Nel IV secolo a.C., nel corso della invasione celtica della penisola italiana, i Galli Senoni occuparono i territori settentrionali dei Piceni, e dunque anche la zona di Pesaro, sovrapponendosi alle etnie precedenti.
Nel 184 a.C. i Romani fondarono la colonia di Pisaurum, (in latino Pisaurum, la cui etimologia è la stessa del fiume Foglia, Pisaurus o più probabilmente Isaurus che, seguendo Francisco Villar, ha la forma di tanti altri idronimi pre-indoeuropei d'Europa); a quell'epoca la parte settentrionale delle Marche era denominata dai romani ager Gallicus e poi ager gallicus picenus.
Questa data di fondazione di un centro con l'attuale nome non si accorda col fatto che Strabone nella sua Geografia, edita intorno al 18 d.C., non cita Pesaro, mentre nomina Fano e da questa passa direttamente a Rimini. Se non si tratta di una svista dello storico greco, la fondazione di un centro di una certa importanza e col nome Pisaurum dovrebbe avere un'età più recente.
Fu successivamente colonizzata nuovamente durante il secondo triumvirato da Ottaviano e Marco Antonio, diventando, durante l'Impero, castrum e centro economico posto sulla via Flaminia.
Distrutta da Vitige nel 539 d.C., venne ricostruita da Belisario e occupata dal 545 al 553 dai Goti. Dopo la caduta di Roma, Pesaro, con Rimini, Fano, Senigallia e Ancona, divenne una delle città della Pentapoli, alle strette dipendenze dell'Esarcato bizantino di Ravenna.
Nel 752 fu presa dai Longobardi che la tennero finché Pipino il Breve, re dei Franchi, non la donò nel 774 allo Stato della Chiesa dando inizio al plurisecolare dominio papale sulla città. Tal dominio fu però solamente nominale, poiché la città era governata sin dall'età carolingia da un rappresentante dell'Impero.
Nella prima metà del XII secolo il fiorente Comune seguì le sorti della parte imperiale durante le imprese italiane di Federico Barbarossa. Venne poi introdotto il governo podestarile nel 1182, ma già alla fine del secolo era soggetta, in quanto compresa nella Marca anconitana, al potere di Marquardo di Annweiler, vicario imperiale che, nonostante la durissima sconfitta inflitta all'esercito di Innocenzo III il 25 marzo 1198, dovette rinunciare alle sue mire di fronte all'azione militare della Chiesa cattolica, volta al recupero dei territori sottrattigli. Nel XIII secolo, ristabilito il Comune, passò per volere del papa Innocenzo III sotto il dominio degli Estensi, dal 1210 al 1216.
Per lungo tempo ghibellina, durante il regno di Federico II di Svevia, si ribellò all'Impero e aderì alla lega delle città guelfe della Marca che si trovavano in guerra nel 1259 con re Enzo. Nello stesso anno, Pesaro fu costretta all'obbedienza da Manfredi di Sicilia, ma alla sua morte nel 1266, tornò alla Chiesa.

Nel Rinascimento la città adriatica vide una successione di signorie: i Malatesta (1285-1445), gli Sforza (1445-1512) il cui dominio fu interrotto da Cesare Borgia dal 1500 al 1503 ed in seguito consegnata da papa Giulio II ai Della Rovere (1513-1631) con i quali era imparentato.
Dal punto di vista culturale, si segnala la fine del XIV scolo, con il trasferimento a Pesaro del ceramista forlivese Pedrinus Johannes a bocalibus, ossia Pierino Giovanni dai boccali (1396), che segna l'inizio di un fiorente mercato della ceramica. Tuttavia, il periodo di maggior fervore culturale fu durante il dominio dei Della Rovere, che avevano scelto Pesaro come sede centrale del loro Ducato. Nei primi anni del loro governo in città fu iniziata la costruzione di nuovi palazzi pubblici e privati e venne iniziata la costruzione di una nuova e più sicura cinta muraria, utile a difendersi anche da repentini attacchi provenienti dal mare.
Alla morte di Francesco Maria II Della Rovere nel 1631, il Ducato tornò sotto dominio papale che fece di Pesaro sede cardinalizia.
A quei tempi la città era molto più piccola e la costa era più arretrata, arrivando in corrispondenza dell'attuale "piazzale Primo Maggio".
Nel 1799, durante l'occupazione napoleonica, contadini e sanfedisti presero d'assalto la città e la rocca strappandola per qualche mese alla guarnigione.
L'11 settembre 1860 fu occupata dal generale Enrico Cialdini e fu annessa allo Stato italiano in seguito al plebiscito del novembre 1860.
Dettagli
Palazzo dei Principi
Carpegna, Palazzo Carpegna.
Al centro del paese si erge imponente il Palazzo dei Principi di Carpegna Falconieri, progettato dall'architetto romano Giovanni Antonio De' Rossi per il cardinale Gaspare di Carpegna. Il palazzo, iniziato nel 1675 e terminato dopo oltre venti anni, è ispirato alle ville fortificate di matrice fiorentina e alle grandi residenze signorili della campagna romana. È tuttora abitato dai discendenti della millenaria famiglia ed è rimasto pressoché intatto dopo oltre 300 anni, un incendio e qualche forte scossa di terremoto (1781).

L'Antica Fontana
Di fianco al Palazzo si trova una fontana costituita da un antico sepolcro ricavato da un monolito calcareo, venuto alla luce secoli addietro e tuttora non datato, che conteneva al suo interno il corpo di un misterioso e gigantesco guerriero con elmo e spada. Il coperchio, ricco d'antichi caratteri intagliati, è andato perduto nel corso dei secoli.

Pieve di San Giovanni Battista
Carpegna, Pieve di San Giovanni Battista
A poco più di due chilometri dal centro del paese e al confine con il comune di Frontino troviamo la Pieve Romanica di San Giovanni Battista.
Risalente al XII secolo, la chiesa conserva dello stile romanico la forma anche se le ristrutturazioni eseguite nel corso dei secoli hanno modificato profondamente l'aspetto originario.

Vicino alla pieve si trova l'Antica Stamperia Carpegna 
da sei generazioni stampa a mano su tela utilizzando matrici in legno e il tradizionale colore ruggine.
Visitando la Bottega si ammirano, sulle vecchie mensole in legno oltre mille matrici diverse fra loro, che segnano il passaggio delle generazioni, motivi floreali, pittorici e tradizionali che testimoniano una religiosità popolare come la classica icona di S. Antonio Abate, protettore degli animali domestici, un tempo stampato sulle coperte dei buoi. Antichissimi stampi con fantasie ornamentali e cashmere, riportano invece alla mente quella che era la stampa a mano su tela praticata in tutt’Europa nella prima metà dell’ottocento dietro la scia William Morris e dell’ “Arts and Crafts”.

Museo dei Borghi
Il museo trova posto all’interno della chiesetta sconsacrata di S. Maria della Misericordia, o della Pietà, di Castacciaro di Carpegna, un piccolo edificio edificato per volere del cardinale Gaspare di Carpegna sul finire del XVII secolo.

Al suo interno, grazie agli oggetti-simbolo, alle fotografie ed ai dipinti esposti è possibile scoprire quelle peculiarità tipiche dell'ambiente rurale, delle attività e della vita contadina dei quindici borghi di Carpegna, un vero e proprio “Iper viaggio” visivo, tattile e sonoro che, anche grazie ad un plastico posizionato al centro dell’edificio, permette di scoprire il territorio di Carpegna.

All'interno si possono trovare anche una rara campana trecentesca e pietre lavorate rinvenute durante il restauro e provenienti dalla Rocca Antica.

Il Cippo di Carpegna
Situato circa a metà strada tra l'abitato di Carpegna e la vetta del monte, il Cippo del Monte Carpegna prende il nome dal monumento eretto in memoria di Sandro Italico Mussolini, nipote di Benito Mussolini prematuramente scomparso di leucemia a 20 anni.
Sempre in località Cippo, ultimo luogo aperto al traffico, è presente il Museo della Pineta, ricavato da una ex-casa forestale, in cui è possibile osservare, ascoltare e toccare i "segni" caratteristici della bosco che ricopre il monte Carpegna: registrazioni audio dei versi degli animali selvatici, segni distintivi degli animali che popolano il bosco, stratigrafia delle piante e tante altre piccole curiosità.
In questo luogo si può trovare un'opera dell'artista locale Francesco Maria Tigli, un monumento celebrativo a Marco Pantani, che su queste strade sovente si allenava prima delle sue grandi imprese nelle corse a tappe.

VIDEO: https://youtu.be/CpFCB9RssZg

Dettagli
Le colline sono le vere protagoniste di questo itinerario che si snoda tra le Valli del Cesano e del Tarugo. Le strade poco trafficate e il susseguirsi di borghi e castelli poco noti rendono questo tour veramente suggestivo. Il percorso presenta tre scalate mediamente impegnative (alt. max. m. 541) con una sola breve pendenza intorno al 12%.

MONDAVIO
PERGOLA

Come raggiungere Orciano di Pesaro:
Dalla costa: autostrada A14 uscita Fano • Superstrada direzione Roma uscita Calcinelli • direzione Orciano di Pesaro (S.P. 49)
Dall’entroterra: superstrada Grosseto-Fano uscita Calcinelli • seguire direzione Orciano di Pesaro (S.P. 49)

Partenza: Il tour inizia dalla accogliente piazza Garibaldi di Orciano di Pesaro, al centro del paese.
La piazza offre un valido punto di appoggio con parcheggio e la presenza di bar e negozi.
Km. 0      Si azzera il chilometraggio partendo dalla piazza [⬆️264]: si esce verso il basso, di fianco la sede della Pro Loco
(no freccia tutte le direzioni!), svoltando dopo 30 m. a sx, in via della Repubblica.
Km. 0,3   Allo stop si prosegue diritto.
Km. 0,9   All'incrocio si gira a sx direzione Mondavio.
Km. 2,1   A Mondavio si svolta a dx direzione San Lorenzo in Campo. Sulla sx deviazione per il centro di Mondavio.
Si percorre la S.p. 93, in discesa.
Km. 5,6   [⬆️120] allo stop si gira a dx direzione San Lorenzo in Campo (S.p. 424 “Val Cesano”).
Km. 6,3   Si abbandona la strada principale e si gira a dx per Sant’Andrea di Suasa.
Km. 8,4   Allo stop a sx direzione San Lorenzo in Campo.
Km. 9      Allo stop a sx direzione San Lorenzo in Campo.
Km. 10,4 Allo stop a dx direzione Pergola. Si percorre nuovamente la strada principale (S.p. 424).
Km. 12    Abitato di San Lorenzo in Campo [⬆️168].
Km. 13    Dentro l'abitato si gira a sx direzione Sassoferrato (S.p. 59).
Km. 19,1 Abitato di Madonna del Piano.
Km. 22,6 Si gira a dx direzione Pergola [⬆️252]. Ha inizio una salita ripida.
Km. 25,2 Termina la salita [⬆️420]. Si prosegue diritto per Pergola. Discesa, attenzione ai tornanti!
Km. 28,9 Terminata la discesa [⬆️251] allo stop a sx direzione Cagli.
Km. 29,7 Al semaforo si gira a dx direzione Centro e si attraversa tutto il corso di Pergola.
Km. 30,2 Si scende verso il ponte in direzione ospedale. Dopo il ponte (100 m.) si gira a dx.
Km. 30,9 Allo stop si continua diritto, direzione Fossombrone. Inizia la salita (S.p. 40).
Km. 37,5 Termina la salita [⬆️541]. Attenzione alla discesa ripida e ai tornanti!
Km. 42,4 Abitato di Cartoceto di Pergola [⬆️245]. Si prosegue per Fossombrone.
Km. 48,5 All'incrocio si gira a dx direzione Isola di Fano [⬆️146]. Termina la discesa.
Km. 49,2 All'incrocio si gira a sx direzione Fratterosa. Ha inizio una ripida salita (12 %).
Km. 51,2 Termina la salita [⬆️292]. Dopo 200 m. all'incrocio a sx direzione Orciano di Pesaro (S.p. 41).
Km. 53,3 Allo stop si gira a dx direzione Orciano di Pesaro. Si sale fino Sorbolongo. Poi fino a Barchi.
Km. 54,8 Sorbolongo [⬆️330]. Sulla sx il paese. Si prosegue diritto.
Km. 57,8 Centro di Barchi. Si prosegue diritto.
Km. 60,5 Abitato di Orciano di Pesaro.
Km. 61,4 Si prosegue diritto direzione San Giorgio di Pesaro. Si continua per il centro storico di Orciano di Pesaro.
Km. 62,3 Arrivo in piazza Garibaldi di Orciano di Pesaro.

indicazioni turistiche

Mondavio ⬆️280 ➡️40
La cittadina, affacciata sulla valle del Cesano, domina il panorama con le sue torri e campanili e con la suggestiva cinta muraria affiancata alla possente Rocca Roveresca. L'imponente costruzione, che fu progettata e costruita dall'architetto militare Francesco di Giorgio Martini tra il 1482 e il 1492, è il più significativo monumento di Mondavio e importante esempio di architettura militare.
All'interno della Rocca è allestito il Museo di Rievocazione Storica e l'Armeria. Tutt'intorno, dove una volta era il fossato, è allestita la mostra permanente di macchine da guerra utilizzate nei secoli XV e XVI. Unica nel suo genere, l'esposizione comprende 12 ricostruzioni di catapulte, bombarde e altre macchine d'assedio, elaborate su progetti originali di Francesco di Giorgio Martini.
Informazioni: Pro Loco, tel. 0721 977331.

Pergola ⬆️297 ⬆️63
La cittadina è posta lungo l'Alta Valle del Cesano, su un ampio terrazzo alla confluenza con il Cinisco. E' ricca di testimonianze architettoniche medievali, con costruzioni in pietra, case-torri, portali a sesto acuto e bassorilievi a conferma dell'importanza che la città ha avuto nel tempo. Massiccia l'architettura religiosa presente, con molte chiese recuperate e riportate all'antico splendore dopo i restauri a seguito dei danni causati dal sisma del 1997.
Meritano una visita la Cattedrale e la Chiesa di San Francesco. Fra gli edifici pubblici si distinguono il Palazzo Comunale, l'antico Palazzo Ducale, quello dei Malatesta e il settecentesco Teatro “Angelo Dal Foco”. Da non perdere il museo dei famosi “Bronzi Dorati”, il monumentale gruppo statuario romano rinvenuto presso Cartoceto di Pergola nel 1946. 
Informazioni: Pro Loco, tel. 0721 736469; Museo dei Bronzi Dorati, tel. 0721 734090.

San Lorenzo in Campo ⬆️168 ➡️50
San Lorenzo in Campo è situata lungo la valle del medio Cesano. La cittadina ha avuto origine dalla celebre abbazia omonima (pregevole esempio di stile romanico), fondata ed eretta dai monaci benedettini nell'alto medioevo, utilizzando l'abbondante materiale di spoglio del distrutto municipio romano di Suasa.
All'ingresso dell'antico castello, sottopassato da un arco, si incontrano il cinquecentesco Palazzo Della Rovere al cui interno sono oggi ospitate ben tre raccolte museografiche: quella archeologica, quella etnografico-africana e quella di storia naturale. Una visita merita l'ottocentesco Teatro “M. Tiberini” con la sua elegante sala a palchetti, interamente decorata con motivi pittorici neoclassici e liberty. Fanno parte del comune di San Lorenzo in Campo anche i caratteristici castelli di Montalfoglio (⬆️ 393) e San Vito sul Cesano (⬆️ 353), tuttora circondati da robuste mura scarpate.
Informazioni: Pro loco, tel. 0721 776479.
Dettagli
Il 1º gennaio 2017 sono nate le Terre Roveresche: i precedenti Comuni di Barchi, Orciano di Pesaro, Piagge e San Giorgio di Pesaro si sono uniti conservando ognuno la propria storia e cultura, ma condividendo risorse ed energie insieme a tutto ciò che li accomuna. Le Terre Roveresche sono un paese dove la tradizione sopravvive e viene valorizzata come patrimonio fondamentale da chi la vive. Che siano gli antichi mestieri, tanto quelli ancora tramandati quanto quelli raccontati nei musei, che siano i prodotti tipici del territorio, i vini e i piatti che riccamente adornano la tavola, questo luogo vive nel tempo e fuori dal tempo.
Nelle Terre Roveresche gli antichi castelli svettano dalla cima delle colline che disegnano il profilo curvilineo del panorama,
nascondendo tra le viuzze strette piccoli gioielli di inestimabile valore storico e artistico, con unicità incredibili.
Dettagli
Mondaino si trova a 30 km da Gabicce Mare e ci regala un percorso unico fra cultura ed arte, tra sapori e profumi ed antiche tradizioni  e tanti sorrisi raccolti tra la gente del luogo che accoglie con calore e racconta con amore e passione la sua terra.
Mondaino è un borgo che conta meno di 1.500 abitanti, al confine tra Marche e  Romagna, un tempo teatro di battaglie e scontri, protetto dalle mura fortificate e dalla rocca che sovrasta il paese.
La storia di questo borgo non è solo quella medievale e le sue origini vanno molto più indietro nel tempo, intrecciandosi con il mito e la leggenda.
Leggenda legata a Diana, Dea della caccia, della luce lunare a della castità, che sembra fosse venerata in questi colli. Il nome del luogo, evolutosi nel corso dei secoli (Mons Damarum-Monte Daino-Mondaino), fa probabilmente riferimento ai daini presenti, un tempo, in grande quantità nei boschi della zona.

Da visitare: La Rocca Malatestiana - Il Museo Paleontologico - La Torre Portaia - Il Laboratorio del mosaico - Museo delle Maioliche - Le 6 Chiese - Mulino La Porta di Sotto - Il Teatro Dimora L’Alboreto - Evento da non perdere ad Agosto, Il Palio del Daino
Dettagli
Fano fu un centro piceno, come testimoniano ritrovamenti sporadici avvenuti in città e gli scavi di Montegiove e Roncosambaccio.
Fu poi un importante centro romano, conosciuto come Fanum Fortunae, nome che rimanda al "Tempio della Fortuna", probabilmente eretto a testimonianza della battaglia del Metauro: era l'anno 207 a.C. e le legioni romane sbaragliarono l'esercito del generale cartaginese Asdrubale, uccidendone il condottiero che, dopo aver varcato le Alpi con gli elefanti da guerra, intendeva ricongiungersi al fratello Annibale.
La città ebbe un notevole sviluppo durante il dominio romano grazie alla sua posizione strategica sulla via che congiungeva la valle del Tevere alla Gallia Cisalpina. Nel 49 a.C. Gaio Giulio Cesare la conquistò assieme a Pesaro, dando così inizio alla Guerra Civile contro l'antagonista Pompeo.
Solo successivamente Cesare Ottaviano Augusto dota l'insediamento di mura di cinta (ancora parzialmente visibili), elevando l'insediamento allo stato di colonia romana col nome di Colonia Julia Fanestris.
Alcuni secoli dopo, nel 271 d.C., si svolse nei suoi pressi la Battaglia di Fano che segnò la fine del tentativo degli Alemanni di raggiungere Roma, sconfitti dall'imperatore Aureliano.
Durante l'invasione d'Italia (452-453) da parte di Attila, Fano mandò, insieme alle altre città vicine di Rimini ed Ancona, aiuti militari alla città di Aquileia che nel 452 era sotto assedio. Il comandante fanese Bartolagi da Fano morì durante l'assedio e le sue spoglie furono poi traslate nella chiesa di S. Pietro in Episcopio in Fano. La città di Fano fu saccheggiata da Attila nel 453 d.C. prima di dirigersi verso Roma dove, secondo la tradizione, la sua avanzata fu fermata dal Pontefice Papa Leone I.
Durante la Guerra gotica del VI secolo, a causa alla sua posizione nei collegamenti tra nord e sud Italia, venne assediata e devastata dagli Ostrogoti di Vitige (538) e poco tempo dopo ricostruita dall'esercito bizantino di Belisario e Narsete.

Successivamente entrò a far parte della Pentapoli marittima (Rimini, Pesaro, Fano, Senigallia, Ancona) di cui era a capo. Subì successivamente l'occupazione dei Longobardi e dei Franchi, fino a quando Ottone III non la donò a papa Silvestro II.
Nel 1141 la città divenne protettorato della Repubblica di Venezia in seguito alla firma di un trattato.
Nel XIII secolo Fano si costituì comune; nel secolo successivo fu per un breve periodo sotto il dominio estense, dopo di che fu dilaniata dalla lotta intestina tra due famiglie: i del Cassero e i da Carignano.
Alla fine del XIII secolo la città passò sotto il dominio Malatesta di Rimini, grazie ad un complotto ordito da questi ultimi contro le due famiglie rivali. La famiglia Malatesta rimase al potere nella città fino al 1463, quando Sigismondo Malatesta dovette lasciare Fano al duca di Urbino Federico da Montefeltro dopo un lungo assedio, nel corso del quale fu danneggiato l'Arco d'Augusto, simbolo della città. La popolazione si rifiutò di entrare a far parte del Ducato di Urbino e perciò divenne vicariato ecclesiastico.
Durante l'occupazione napoleonica dello Stato Pontificio fu saccheggiata e gravemente bombardata dall'esercito del Bonaparte.
Partecipò attivamente ai moti risorgimentali con la creazione di governi provvisori.
Durante la prima guerra mondiale (1915-1918) subì numerosi bombardamenti navali austriaci ed anche nella seconda guerra mondiale (1940-1945) trovandosi sulla Linea Gotica subì numerose incursioni aeree alleate miranti alla distruzione dei suoi ponti ferroviari e stradali e, da parte dell'esercito tedesco in ritirata, la distruzione di quasi tutti i suoi campanili (tranne quelli di S. Francesco di Paola e di San Marco), della torre civica, del maschio della rocca malatestiana e del suo porto peschereccio, ritenuti dal nemico infrastrutture sensibili da non lasciare nelle mani degli alleati.
«Sugli Appennini, a sud di San Marino fu combattuta la più grande battaglia d'Italia; i nomi di Fano, Pesaro, Cattolica, Riccione e Rimini rimarranno nella storia della guerra»
(Oberst i.G. Dietrich Beelitz und Oberst i. G. Adolf Heckel, Deutsches Hauptquartier Bellaria, estate 1945.)
Dettagli
Tra la costa dell’Adriatico e le vette della Gola del Furlo si trova un microcosmo fatto di rocche e borghi murati, di palazzi e ville nobiliari, di monasteri e chiesette, di poggi argillosi, boschi selvaggi e campagne
riccamente coltivate, che regalano eccellenze enogastronomiche. È il territorio di Colli al Metauro, comune nato nel 2017 dall’unione di Saltara, Serrungarina e Montemaggiore al Metauro, attraversato dalle acque del grande protagonista di questo territorio: il fiume Metauro, il più lungo delle Marche, figlio glorioso degli Appennini, come lo definì Torquato Tasso. Un corso d’acqua cristallina che si intreccia nei nodi dei paesini che sorgono in cima alle ridenti colline la cui curva morbida domina la valle. Da sempre punto strategico di transito, che alla linea del fiume accosta quella dell’antica Via Flaminia, strada di epoca romana voluta nel 220 a.C. da Gaio Flaminio Nepote e per secoli unica arteria di collegamento tra Roma e il nord Italia. La presenza di questi fondamentali fili conduttori ha donato a Colli al Metauro una storia ricca di eventi importanti, che si sono intrecciati, senza mai spezzarle, alle abitudini rurali e umili dei suoi abitanti, che ancora oggi proteggono e amano la loro terra, lavorandone le campagne e rispettandone i monumenti storici, con la tranquillità allegra ma decisa di chi ha radici che lo saldano sicuro al terreno.
Dettagli
Il tour offre la possibilità di visitare incantevoli borghi della Bassa Valle del Metauro.
Itinerario collinare con alterne salite e discese, a tratti ripide ma di modesta lunghezza (alt. max. m. 417).

MOMBAROCCIO
BEATO SANTE
CARTOCETO
MUSEO DEL BALÌ

Come raggiungere Fano:
Dalla costa: autostrada A14 uscita Fano • indicazioni per mare, “spiaggia di ponente”
Dall’entroterra: superstrada Fano-Grosseto uscita Fano • indicazioni per mare, “spiaggia di ponente”

Partenza: Si parte da Fano - piazzale Amendola - di fronte la spiaggia di ponente, conosciuta come il "Lido”. Il piazzale offre possibilità di parcheggio e telefono pubblico. Sono numerosi i bar e i ristoranti.
Km. 0      Si parte dal piazzale, in corrispondenza del “totem” mosaicato di fronte alla spiaggia.
Ci si allontana dal mare, si attraversa il vicino sottopasso della ferrovia in direzione mare-monte.
Km. 0,3   Al semaforo si gira a sx e dopo 50 m. subito a dx direzione “cimitero urbano”.
In cima alla salita si svolta a sx, verso il cimitero, e al successivo incrocio si gira a dx direzione Carignano.
Km. 1,1   Allo stop si gira a dx direzione Carignano (segnaletica color bianco) [⬆️17].
Km. 2      Si esce dall'abitato di Fano, si prosegue diritto sulla S.p. 45.
Km. 4,5   Si prosegue diritto, sempre sulla strada principale (S.p. 45), fino Santa Maria dell'Arzilla.
Km. 11,4 Abitato di Santa Maria dell'Arzilla. All'incrocio si prosegue diritto direzione Pesaro.
Km. 12,8 [⬆️70] la strada comincia a salire in maniera decisa.
Km. 14,2 Al trivio [⬆️137] si gira a sx per Sant’Angelo in Lizzola (S.p. 145).
Km. 19    Allo stop si gira a sx direzione Sant’Angelo in Lizzola (S.p. 30), la strada sale.
Km. 20,3 Abitato di Ginestreto. Al successivo incrocio [⬆️254] ci si immette a dx direzione Sant’Angelo in Lizzola.
Km. 22,3 Abitato di Sant’Angelo in Lizzola [⬆️310]. All'incrocio successivo a sx direzione Mombaroccio e subito a sx di nuovo direzione Monteciccardo (S.p. 31). La strada sale fino a Monteciccardo [⬆️382]. Da qui inizia una ripida discesa.
Km. 24,9 Allo stop a sx direzione Mombaroccio (S.p. 26).
Km. 28,8 Termina la discesa [⬆️115]. Dopo il ponte ha inizio la ripida salita per Mombaroccio.
Km. 31,7 Abitato di Mombaroccio. La salita termina di fronte all'ingresso del paese [⬆️310].
Km. 32,4 All'incrocio a dx direzione Cartoceto (S.p. 26), la strada sale.
Km. 33,5 Passo del Beato Sante. Si prosegue sulla strada principale. Sulla sx il monastero.
Km. 34,3 Al bivio per Fontecorniale si prosegue diritto. Termina l'ultima salita del tour [⬆️417]. Si scende verso Cartoceto.
Km. 38,4 Abitato di Cartoceto. Sulla sx il borgo. Si scende sulla strada principale direzione Saltara.
Km. 41,6 Abitato di Saltara [⬆️160], sulla sx bivio per il Museo del Balì.
Si rimane sulla strada principale attraversando l'acciottolato del centro e scendendo per Calcinelli.
Km. 44,7 A Calcinelli [⬆️66] ha termine la discesa, al semaforo si prosegue diritto direzione Fano.
Si passa sotto la superstrada, si prosegue diritto (S.p. 16 bis).
Km. 46,1 Abitato di Villanova. Tratto pianeggiante sino a Fano.
Km. 46,8 A sx direzione “campo sportivo” (segnaletica color bianco) S.p. 92 bis.
Km. 50,5 Allo stop a sx direzione Fano.
Km. 56,1 Al trivio si va a sx del crocifisso direzione Fano.
Km. 58    Alla rotatoria diritto direzione Fano.
Km. 59,5 Cartello abitato di Fano. Periferia della città, quartiere di Sant’Orso.
Km. 60,5 Alla rotatoria si esce in direzione Pesaro (via Papiria). Al semaforo successivo a dx direzione Pesaro (via IV novembre).
Al secondo semaforo a sx direzione Pesaro (via Gramsci). Si percorre l'arteria andando sempre diritto.
Km. 63,3 Al semaforo si gira a dx direzione “mare” (via Carducci) rientrando in piazzale Amendola. Si conclude il tour (km 63,6).

indicazioni turistiche

Mombaroccio ⬆️310 ➡️20
Disteso lungo il crinale di un colle, l'abitato di Mombaroccio si presenta interamente circondato da robuste mura scarpate, erette a protezione dell'antico castello. Suggestive sono le torri cilindriche che sovrastano l'ingresso al centro abitato. Notevole il Palazzo Dal Monte, sede dal XVI secolo della famiglia omonima e successivamente residenza estiva degli Sforza e dei Della Rovere. Da visitare la chiesa di San Marco, i musei (Museo della civiltà contadina, Museo d'arte sacra, Mostra del ricamo), le grotte e i sotterranei.
Dalle mura cittadine si può ammirare la splendida vista sulle colline del Basso Metauro. 
Informazioni: Municipio, tel. 0721 471103.

Beato Sante
Per il visitatore che giunge a Mombaroccio è d'obbligo una tappa al santuario del Beato Sante (2 km. dal centro abitato), centro di spiritualità, d'arte e di cultura. Di notevole interesse la Chiesa e il Chiostro del 1536-1538. All'interno del complesso si può visitare la pinacoteca. Il bosco che circonda il monastero dona refrigerio e tranquillità ai visitatori; suggerita una sosta nelle giornate più calde d'estate. 
Informazioni: Municipio Mombaroccio, tel. 0721 471103.

Cartoceto ⬆️225 ➡️25
Disposto a ventaglio sulle pendici di un colle, l'antico “castello” è caratterizzato da gradinate e ripide viuzze affiancate da case disposte a più livelli: il tutto circondato da mura scarpate e preceduto dal lungo piazzale del “borgo”. La particolare conformazione orografica ha fatto sì che fin dal XIII secolo Cartoceto divenisse il centro più importante del contado di Fano per la coltivazione dell'olivo e la produzione di olio, attività tuttora di primaria importanza.
Le conoscenze più antiche legate alla presenza della coltivazione dell'olivo nel territorio di Cartoceto risalgono al 1178. Nel mese di novembre, periodo della raccolta e spremitura delle olive, la piazza si trasforma in un grande mercato in cui gli olivicoltori e i frantoi della zona presentano i loro prodotti. Da visitare il settecentesco Teatro del Trionfo realizzato nei locali di un antico frantoio.
Informazioni: Pro Loco, tel. 0721 898437.

Museo del Balì
La costruzione che ospita il museo sorge su un ampio terrazzo collinare a ridosso del paese di Saltara. Di antichissima origine, un documento ne attesta la proprietà del Vescovo di Fano già dal 1165 che la dotò di quattro torrette per l'osservazione della volta celeste. La villa è ora sede di uno dei più prestigiosi planetari nazionali, con 35 postazioni fisse interattive, laboratori e progetti didattici, un osservatorio astronomico, il centro congressi, uno spazio per le mostre temporanee e un planetario da 50 posti intitolato a Giuseppe Occhialini, scienziato di chiara fama. Tra i servizi un bookshop e un bar. 
Informazioni: Museo del Balì, tel. 0721 892390.
Dettagli
In una terra benedetta dagli dei, in cui la natura detta ancora i tempi dello scorrere della vita degli esseri viventi, dove regna incontrastata la filosofia del vivere contadino, intercalata da armonia ed entusiamo, sorge Sant’Angelo in Vado, una cittadina romantica, antica, capace di esaudire i più intimi desideri del cuore di quanti si avventurino tra i suoi vicoli secolari, respirando un’aria densa di storia, di cultura, di arte e di squisiti prodotti della terra.
Qui, lungo l’alta valle del fiume Metauro, nel mezzo di un paesaggio bucolico, il tempo sembra essersi fermato e percorrendo il centro storico, ricco di edifici e monumenti che testimoniano il passaggio delle diverse epoche, si possono scoprire meraviglie archeologiche e artistiche uniche nel loro genere. Meraviglie contornate dalla natura incontaminata, dai caratteristici aromi di Sua Maestà il Tartufo Bianco pregiato e dagli inebrianti e originali sapori del Santangiolino o dell’unico Vin Santo
Dettagli
Cagli è una città murata dall’apparente austerità con gli edifici monumentali che si ergono compatti e severi come a rispondere alla rigorosa lezione
di San Pier Damiani: il priore della vicina abbazia di Fonte Avellana che nell’XI secolo bollava l’architettura vistosa come una superbia oculorum. Dalle fabbriche monumentali e dalle piazze che ritmano gli spazi urbani lo sguardo è attratto dal verdeggiante Appennino: mirabile quinta di ogni scorcio che in autunno, con le cromie dal giallo
al rosso, diviene protagonista del foliage.
Cagli, che nel VI secolo costituiva uno dei
capisaldi della Pentapoli bizantina, è ripetutamente menzionata negli itinerari di epoca romana.
Nel IV secolo Servio Onorato, commentando l’Eneide di Virgilio, chiariva inoltre un possibile equivoco affermando “Cales civitatis [l’odierna Calvi] est Campaniae, nam in Flaminia est, quae Cale [Cagli appunto] dicitur”.
Costituito fin dal XII secolo, il libero Comune
di Cagli ben presto assoggetta oltre 52 castelli snidando la nobiltà rurale e fronteggiando la politica feudale degli abbati. La sua espansione ebbe a seguire i confini della giurisdizione della diocesi di Cagli che in Greciano (IV secolo) annovera il suo primo vescovo.
Parzialmente distrutta dal fuoco, appiccato dai ghibellini nel 1287, la città è traslata, dalle propaggini di monte Petrano, e ricostruita ex novo
sul pianoro inglobando il borgo preesistente. Per
la rifondazione, sotto l’ala protettrice di Niccolò IV,
si utilizza nel 1289 il progetto urbanistico ad assi ortogonali di Arnolfo di Cambio. L’avanzato tessuto urbanistico avrebbe fornito spunti a Leon Battista Alberti per tracciare il disegno della Città ideale.
Di ciò sarebbero alcuni elementi nella celebre tavola attribuita al Laurana (stretto collaboratore dell’Alberti) tra i quali uno, sullo sfondo, combacerebbe con l’altopiano costituito da monte Petrano.
Non semplici coincidenze quelle esistenti
tra la Città ideale e Cagli: una città per la quale
i Montefeltro manifestarono a lungo particolare attenzione. D’altra parte, scrive Franceschini, quello dei Montefeltro alla sua nascita nei territori della Chiesa è “uno Stato regionale, espressione della famiglia principesca e delle città di Urbino
e di Cagli e dei loro contadi”. Infatti “nell’alleanza del febbraio 1376 le città di Urbino e di Cagli
partecipavano al patto col Signore su piede di uguaglianza”.
Nonostante la battuta d’arresto costituita dall’incendio del 1287, Cagli torna ad essere ben presto un florido centro. Infatti in un registro di pagamento delle tasse alla Chiesa del 1312, sottoposto a revisione a seguito del forte calo demografico per carestie,
Cagli era composta da circa 7.200 abitanti. Peraltro, poco dopo, nelle Constitutiones Aegidianae del 1357, Cagli figura tra
le nove città magnae della Marca (insieme per l’odierna Provincia a Pesaro, Fano
e Fossombrone).
Furono soprattutto le manifatture, consistenti in particolare nella lavorazione dei panni di lana (più tardi anche della seta) e nella concia delle pelli, che sviluppatesi notevolmente sotto i duchi d’Urbino sostennero lo sviluppo economico della città.
La devoluzione del Ducato d’Urbino allo Stato Pontificio, del 1631, assoggetta Cagli alla medesima politica economica dettata per le Marche: in primis l’agricoltura cerealicola.
I bassi rendimenti nelle aree appenniniche avrebbero comportato un inarrestabile arretramento economico.
Accade che la città, lentamente, esce
dai nuovi percorsi della storia dell’arte. Il consistente patrimonio storico-artistico, che era stato deturpato dal violento terremoto del 1781, subisce i vari ‘saccheggi’ napoleonici. L’Unità d’Italia accende gli animi anticlericali. La costruzione della ferrovia Fano-Fabriano- Roma, l’erezione del nuovo Teatro Comunale e nuovi spazi pubblici danno consistenza
alla visione progressita. Accanto a ciò si apre il capitolo delle spoliazioni delle confraternite e dei monasteri confiscati.
Le vicende della città di Cagli si diluiscono ormai nel quadro vasto della storia nazionale. La distruzione della ferrovia ad opera dell’esercito nazista nel 1944 e la perdita del ruolo di grande arteria di collegamento della Flaminia segnano per Cagli e le vallate un lungo periodo di declino che si arresta e muta direzione, infine, sull’ultima parte del secondo Millennio.

Ufficio Informazioni Turistiche - Comune di Cagli
Via Alessandri, 4 - 61043 Cagli (PU)
tel. 0721 780773
www.comune.cagli.ps.it info.turismo@cm-cagli.ps.it http://it.wikipedia.org/wiki/Cagli
Ufficio Cultura - Comune di Cagli
Piazza Matteotti, 1 - 61043 Cagli (PU)
tel. 0721 780731
municipio@comune.cagli.ps.it
Associazione Turistica Pro Loco
Via Leopardi, 3 - 61043 Cagli (PU)
tel. 0721 787457
www.proloco-cagli.it prolococagli@libero.it

Dettagli
L'itinerario proposto permette di pedalare nel cuore del Parco Naturale del Sasso Simone e Simoncello, in un territorio silenzioso e incantevole. L'unicità del paesaggio, con i suoi due giganteschi sassi, caratterizza questo tour. Percorso difficoltoso, si raggiungono i 1000 metri.

SASSOCORVARO
PARCO REGIONALE
DEL SASSO SIMONE E SIMONCELLO
CARPEGNA
BELFORTE ALL’ISAURO

Come raggiungere Sassocorvaro:
Dalla costa: autostrada A14 uscita Pesaro • indicazioni Urbino (S.P. 423) • Ca Gallo • Mercatale
Dall’entroterra: S.S. 73 bis a Sant’Angelo in Vado • Piandimeleto • Mercatale

Partenza: Sassocorvaro: partenza da piazza Garibaldi. La piazza si trova davanti la Rocca Ubaldinesca che offre un valido punto di riferimento.
Siamo nel centro storico, facile ogni approvvigionamento per i cicloturisti.
Km. 0      Dalla piazza si imbocca via San Francesco [⬆️330] e si passa di fianco al municipio.
Allo stop, posto a 50 m. dalla partenza si gira a dx. Si scende verso Mercatale [⬆️203].
Km. 1,2   Abitato di Mercatale. 600 m. più avanti, alla rotonda, si gira a sx direzione Carpegna, Belforte all'Isauro.
Km. 3,4   Al bivio si prosegue direzione Piandimeleto, Lunano.
Km. 9,1   Si prosegue direzione Lunano, Belforte all'Isauro. Dopo 100 m. inizia l'abitato di Lunano.
Km. 10,3 Al trivio (indicazione Lunano a dx e Urbania a sx) si prosegue diritto.
Km. 11,3 Al bivio si gira a dx direzione Carpegna, Frontino. Immediatamente dopo ne segue un altro,
dove si gira ancora a dx direzione Carpegna, Frontino.
Km. 11,4 Allo stop, si gira a dx. Si prosegue verso Carpegna. La strada procede per alcuni km. in falsopiano,
dopodiché inizia la salita vera e propria che conduce al paese di Carpegna.
Km. 17,8 Si prosegue direzione Carpegna.
Km. 18,3 Si entra nel Parco Regionale del Sasso Simone e Simoncello.
Km. 22,4 Al bivio si gira a sx direzione Carpegna.
Km. 22,5 Abitato di Carpegna [⬆️709]. Al bivio si prosegue diritto verso il “Passo Cantoniera”.
Possibile deviazione a dx per Carpegna per il centro storico.
Km. 24,1 Al bivio si prosegue direzione Pennabilli. 500 m. più avanti si prosegue direzione Passo della Cantoniera.
Km. 28,2 Passo della Cantoniera, termina la salita [⬆️1007]. Al valico c'è un bivio: si gira a sx per Valpiano, Miratoio, Sestino.
Sulla sx il Sasso Simone.
Km. 33,5 Allo stop si gira a sx direzione Sestino, Miratoio.
Km. 38    Bivio senza segnaletica: si gira a sx. Dopo il bivio inizia l'abitato di Miratoio [⬆️835].
Km. 40,5 Abitato di Val di Ceci di Sopra. Superato il paese inizia una salita lunga circa 3 km. Superato il valico [⬆️949] si riprende a scendere.
Attenzione! Strada stretta, con curve pericolose e pendenze accentuate.
Km. 48,5 Allo stop termina la discesa. Si gira a sx per Sestino, Pesaro. Dopo 700 m. inizia l'abitato di Sestino.
Km. 50,1 Si prosegue per Pesaro, Monterone. Nei km. successivi si tiene direzione Pesaro.
Km. 54,6 Abitato di Monterone [⬆️ 428]. 2,2 km. più avanti inizia l'abitato di Belforte all'Isauro.
Km. 59,4 Abitato di Piandimeleto [⬆️319]. 50 m. dopo il semaforo si prosegue direzione Sant’Angelo in Vado.
1,4 km. più avanti si prosegue direzione Carpegna, Mercatale.
Km. 61,3 Si prosegue direzione Lunano. Dopo 1,3 km. inizia l'abitato di Lunano.
Km. 62,9 Al bivio si prosegue direzione Mercatale, Lunano.
Km. 70,8 Abitato di Mercatale. Si prosegue direzione Pesaro. 600 m. più avanti si prosegue direzione Sassocorvaro.
Km. 72,2 Al bivio si gira a dx direzione Sassocorvaro. Dopo 1,5 km. inizia l'abitato di Sassocorvaro.
Km. 74    Si giunge in Piazza Garibaldi.

indicazioni turistiche

Sassocorvaro ⬆️330 ➡️60
Domina da un colle la Valle del Foglia, specchiandosi nel bacino artificiale del lago di Mercatale. La cittadina si distende sul fianco della collina dal quale è possibile ammirare lo splendido panorama del Montefeltro. Notevole è la Rocca Ubaldinesca del XV secolo, opera di Francesco di Giorgio Martini, al cui interno si trovano un teatro - di ridotte dimensioni - perfettamente conservato e una pinacoteca. La Rocca è stata utilizzata durante la seconda guerra mondiale come deposito segreto per le più importanti opere d'arte italiane, al fine di evitarne la razzia da parte dei tedeschi in ritirata.
Da alcuni anni, per ricordare questo evento, viene organizzata l'iniziativa "L'Arca dell'Arte", che premia i salvatori contemporanei delle più importanti opere dell'umanità che altrimenti andrebbero perdute. Degno di nota è il Palazzo Battelli del sec. XVIII. 
Informazioni: Municipio, tel. 0722 76133; Pro Loco, tel. 0722 76873; Rocca Ubaldinesca, tel. 0722 76177.

Parco Regionale del Sasso Simone e Simoncello
Il parco è stato istituito nel 1994 con legge regionale. La sua superficie totale è di 4.847 ettari. I comuni rappresentativi del parco sono: Carpegna, Pennabilli, Frontino, Piandimeleto, Montecopiolo e Pietrarubbia. Il parco è attrezzato con numerose aree di sosta, da cui si può partire per escursioni all'interno dell'area protetta; inoltre è possibile visitare il Museo Naturalistico, con annesso Centro Visite, meta di scolaresche e amanti della natura. I due "sassi", il Simone (⬆️ 1204) e il Simoncello (⬆️ 1221) caratterizzano con le loro forme possenti e squadrate l'intero parco. Notevole è la presenza di animali selvatici, quali la volpe, la lepre, il capriolo e il daino, il cinghiale, il falco pellegrino e il lupo appenninico. 
Informazioni: Ente Parco, tel. 0722 770073;
Centro Visite del Parco, tel. 0722 75350.

Carpegna ⬆️751 ➡️65
Carpegna è una conosciuta località montana sulle pendici del monte omonimo. La presenza di numerosi sentieri la rende meta privilegiata per gli amanti delle escursioni a piedi, in mountain bike e a cavallo. Al centro dell'abitato sorge il pregevole Palazzo dei Principi del 1675, voluto dal Cardinale Gaspare di Carpegna. Fra gli edifici religiosi va ricordata la chiesa di San Sisto con la pregevole cripta romanica. E' un rinomato centro turistico estivo e invernale. 
Informazioni: Comunità Montana del Montefeltro, tel. 0722 770073.

Belforte all'Isauro ⬆️344 ➡️60
Cittadina dell'alta valle del Foglia, al confine con la Toscana, è adagiata su un lungo sperone di roccia tra il greto dei torrenti Isauro e Fossato. All'ingresso del paese si incontra la chiesa parrocchiale di San Lorenzo che conserva una tela di scuola barroccesca e un crocefisso ritenuto miracoloso. Interessante anche l'antico castello articolato su tre piani. 
Informazioni: Municipio, tel. 0722 721101.
Dettagli
Il tour attraversa un territorio di grande valenza naturalistica, collocato in parte all'interno del Parco Regionale del Sasso Simone e Simoncello. Percorso che, a cavallo di Marche Romagna e Repubblica di San Marino, presenta continui saliscendi e una salita particolarmente impegnativa (alt. max. m. 986) ...... per polpacci forti!

SAN LEO
MACERATA FELTRIA
MONTECERIGNONE
MONTECOPIOLO


Come raggiungere Macerata Feltria:
Dalla costa: autostrada A14 uscita Pesaro • indicazione Urbino (S.P. 423) • Ca Gallo • Mercatale
Dall’entroterra: S.S. 73 bis a Sant’Angelo in Vado • Piandimeleto • Mercatale


Partenza: Il punto di partenza è la Parrocchia di San Michele Arcangelo, nel centro storico di Macerata Feltria (via G. Antimi).
Arrivando da Mercatale si prende per il centro, si attraversa corso A. Battelli e si prosegue lungo via Antimi.
Km. 0      Con le spalle rivolte alla Parrocchia [⬆️313], si prende a sx e si prosegue diritto per 100 m. Allo stop si gira a sx direzione Carpegna.
Allo stop successivo (50 m.) si prosegue diritto lungo la S.p. 6. Dopo circa 2 km. la strada inizia a salire.
Km. 5,4   Inizio abitato di Mercato Vecchio [⬆️570]. Al bivio successivo si prosegue per San Leo.
Km. 6,1   Al bivio si segue la direzione Carpegna.
Km. 7,1   Abitato di Ponte Cappuccini. Al bivio si gira a dx direzione San Leo. Nei km. successivi si tiene direzione San Leo continuando a salire.
Km. 12,3 Abitato di Villagrande di Montecopiolo [⬆️889]. Al bivio successivo si gira a sx per San Leo.
Km. 13,5 Allo stop si gira a sx per San Leo.
Km. 14,4 Si giunge al valico [⬆️986]. Sulla dx San Marino. Inizia la discesa verso San Leo.
Km. 18    Al bivio si segue a dx direzione San Leo, Rimini.
Km. 21,3 Abitato di San Leo [⬆️580], al bivio si prosegue direzione Rimini. Al bivio successivo si segue a dx. Si prosegue in direzione Rimini
Km. 26,5 Al bivio si gira a dx per San Marino. Al bivio successivo si gira a dx e si attraversa un ponte, dopodiché ha inizio la salita.
Km. 28,9 Si prosegue direzione Monte Maggio, San Marino.
Km. 32,5 Al bivio si gira a sx direzione San Marino. Ha inizio la discesa. Dopo 3,9 Km. si riprende a salire e si continua a tenere
direzione San Marino.
Km. 39,4 Alla rotatoria si gira a dx direzione Urbino. Si conclude anche questa salita.
Km. 41,4 Al bivio si prosegue direzione Urbino, Cattolica.
Km. 42,5 Abitato di Montelicciano [⬆️530]. Si prosegue direzione Mercatino Conca.
Dopo 200 m. al bivio si gira a sx direzione Sassofeltrio. 200 m. più avanti inizia la discesa.
Km. 44,5 Si prosegue direzione Cattolica, Sassofeltrio.
Km. 45,6 Abitato di Sassofeltrio [⬆️409]. Si prosegue direzione Cattolica, Mercatino Conca.
200 m. più avanti si prosegue direzione Pesaro, Cattolica.
Km. 48,7 Al bivio si gira a sx per Mercatino Conca. Si conclude la discesa.
Km. 51    Abitato di Mercatino Conca [⬆️275]. Al bivio successivo si gira a sx direzione Mercatino Conca.
Km. 51,5 Si prosegue per San Marino. Allo stop successivo si segue a sx per Macerata Feltria.
Km. 52,6 Al bivio si prosegue direzione Macerata Feltria, Monte Cerignone. 3,6 km. più avanti si prosegue direzione Macerata Feltria.
Km. 60    Abitato di Monte Cerignone [⬆️469]. Al bivio si prosegue direzione Macerata Feltria. 1,5 km. più avanti si gira a sx direzione Urbino.
Dopo circa 2 km. ha inizio la discesa [valico ⬆️623].
Km. 67,7 Abitato di Macerata Feltria. Dopo 400 m. al bivio si segue direzione Pesaro, Urbino.
Km. 68,2 Si giunge alla Parrocchia di San Michele Arcangelo.

indicazioni turistiche

San Leo ⬆️639 ➡️71
Sorge su un'imponente rupe, quasi totalmente invalicabile, all'interno della valle del fiume Marecchia e vi si accede per un'unica strada tagliata nella roccia. All'apice dello sperone si eleva la Rocca, rimaneggiata da Francesco di Giorgio Martini, nel XV secolo, per ordine di Federico da Montefeltro. Oltre alla Rocca, nella quale venne imprigionato fino alla morte il famoso alchimista Giuseppe Balsamo conte di Cagliostro, di notevole interesse sono: la Pieve e il Duomo di origine romanica, il Palazzo Mediceo attuale sede del Museo d'Arte Sacra. 
Informazioni: Ufficio Turistico, tel. 0541 916306; Numero Verde 800553800.

Macerata Feltria ⬆️313 ➡️52
L'antica Pitinum Pisaurense sorge fra le colline che separano l'alta valle del fiume Foglia da quella del Conca. La cittadina si colloca in un paesaggio ricco di conche, speroni, campi coltivati e macchie arboree. Tra i beni storico-artistici presenti meritano una particolare attenzione: il Palazzo del Podestà, oggi sede del Museo Civico (sezioni di testimonianze paleontologiche, archeologiche, medievali e rinascimentali), la trecentesca Torre Civica e la Pieve di San Cassiano. Notevole il crocefisso ligneo di Carlo da Camerino conservato nella parrocchiale di San Michele Arcangelo. Oggi Macerata Feltria è conosciuta a livello nazionale per il moderno stabilimento termale che impiega le acquee sulfuree del posto.
Informazioni: Ufficio turistico, tel. 0722 74244.

Monte Cerignone ⬆️469 ➡️48 
Sorge alle falde del Monte Faggiolo, nell'alta valle del Conca. La cittadina è costituita da un borgo sul fiume e dal soprastante castello, eretto nel XII secolo e rifatto in parte da Francesco di Giorgio Martini sul finire del XV secolo. Vanno ricordate la Chiesa di Santa Caterina, quella di Santa Maria del Soccorso e il Santuario di Santa Maria in Recluso eretto sulle rovine di un antico tempio pagano dedicato a Giunone. Ogni anno il primo fine settimana di luglio si svolge la rievocazione storica in antichi costumi medievali “Mons Cerignonis: Uccellare, Cacciare, Cavalcare, Giocare e Mercatare”. 
Informazioni: Ufficio turistico, tel. 0541 978552.

Montecopiolo ⬆️915 ➡️43
Comune montano collocato all'interno del parco regionale del Sasso Simone e Simoncello. E' situato alle falde del Monte Carpegna, in un territorio di significativo interesse naturalistico. Da segnalare la vicina frazione di Villagrande (⬆️ 1000), conosciuta stazione sciistica e piacevole meta escursionistica. 
Informazioni: Pro Loco - Ufficio informazioni turistiche, tel. 0722 78130; 
Ente Parco Regionale del Sasso Simone e Simoncello, tel. 0722 770073.
Dettagli
L'itinerario si snoda tra i paesaggi naturali e le strade di montagna dei comprensori dei Monti Montiego e Nerone. Tour per ciclisti allenati, con tre salite principali (alt.max. m. 772) ben distribuite negli 80 chilometri di percorso. Un itinerario caratterizzato da uno splendido insieme di arte e natura.

URBANIA
PIOBBICO
MONTE MONTIEGO
E GOLA DI GORGO A CERBARA
COMPLESSO MONTUOSO DEL MONTE NERONE

Come raggiungere Urbania:
Dalla costa: autostrada A14 uscita Fano • Superstrada direzione Urbino • Fermignano • Urbania (S.P. 4).
Dall’entroterra: S.S. 73 bis (da Bocca Trabaria o da Urbino), S.P. 4 Metaurense (da Fermignano)

Partenza: Si parte da piazza San Cristoforo, situata al centro di Urbania. La vivace piazza offre ogni supporto logistico.
La cittadina vanta una notevole cultura ciclistica. A pochi metri anche un fornito negozio di biciclette.
Km. 0      Si azzera il contachilometri di fronte il teatro Bramante [⬆️ 280], ci si dirige verso il parco pubblico proseguendo diritto lungo la S.S. 73 bis.
Km. 0,4   Alla rotonda si prosegue diritto direzione Sant’Angelo in Vado.
Km. 0,9   All'incrocio si gira a sx per Piobbico. 100 m. più avanti si prosegue diritto verso Piobbico.
Km. 4,9   Inizia la salita. Dopo 2,3 km si giunge al valico [W540], si prosegue in discesa per Piobbico.
Km. 14    Paese di Piobbico [⬆️334], si gira a dx sul ponte, direzione Apecchio.
Km. 14,5 Dopo il viale alberato, allo stop si prosegue diritto.
Km. 20,5 Si gira a sx direzione Monte Nerone. Dopo 300 m., all'incrocio si gira a sx direzione Monte Nerone, Serravalle.
Ha inizio la salita [⬆️436].
Km. 22,3 Abitato di Colombara [⬆️519].
Km. 27,8 Si giunge al valico [⬆️772] e si tiene direzione Cagli, Serravalle di Carda.
Km. 28,2 Si supera Serravalle di Carda e si prosegue in discesa direzione Cagli.
Km. 31,6 Si mantiene la direzione Cagli.
Km. 36,5 Paese di Pianello [⬆️380], termina la discesa: si gira a dx direzione Cagli. Dopo 500 m. all'incrocio si gira a sx direzione Cagli.
Km. 43,4 Abitato di Secchiano [⬆️318].
Km. 44,2 Al bivio si segue a sx direzione Piobbico, Rocca Leonella. Ha inizio una salita della lunghezza di circa 4 km [valico ⬆️570].
Attenzione strada a tratti stretta e sconnessa!
Km. 54,6 Inizia la discesa di circa 2 Km. Attenzione, discesa impegnativa!
Km. 56,8 Allo stop [⬆️340], si gira a dx (S.p. 257). Si attraversa la Gola di Gorgo, a Cerbara, formata dalle pareti dei monti Nerone e Montiego.
Si procede per diversi km. in falsopiano, in discesa, sino all'abitato di Bellaria posto al km 66.9 [⬆️227].
Km. 67,4 Si gira a sx direzione Urbania. Inizia una salita di circa 2,5 Km [valico ⬆️338].
Km. 76,6 Allo stop si gira a sx direzione Urbania (S.p. 4).
Km. 79,2 Dentro Urbania, dopo il semaforo, si lascia la S.p. 4: si gira a dx per il corso Garibaldi che porta in piazza San Cristoforo.
Km. 79,5 Arrivo in Piazza San Cristoforo di Urbania.


indicazioni turistiche

Urbania ⬆️280 ➡️55
Situata nell'Alta Valle del Metauro e lambita dal fiume che scorre a ridosso delle antiche mura Urbania, l'antica Casteldurante, si estende in un territorio montuoso-collinare ed è posta ai piedi del Monte Montiego. Considerevoli sono le emergenze storico-artistiche presenti, fra tutte il prestigioso Palazzo Ducale oggi sede della Biblioteca comunale, degli Archivi storici, del Museo Civico e del Museo della Civiltà Contadina. Da visitare la Chiesa dei Morti e il cimitero delle mummie conservato al suo interno, il complesso rinascimentale del Barco, residenza di caccia dei duchi urbinati e l'ottocentesco Teatro “D. Bramante”. Celebri in tutto il mondo sono le antiche ceramiche istoriate di Casteldurante, che continuano ad essere prodotte grazie all'attività di varie botteghe artigiane.
Cittadina dalla straordinaria vocazione ciclistica con numerosi appassionati, conta alcune associazioni dedicate al ciclismo e negozi specializzati. 
Informazioni: Ufficio turistico, tel. 0722 313140.

Piobbico ⬆️334 ➡️71
La cittadina sorge fra i Monti Nerone e Montiego, alla confluenza dei fiumi Biscubio e Candigliano che si uniscono nel centro cittadino.
Immersa nel verde dei boschi, è un'apprezzata stazione climatica dell'Appennino centrale che offre la possibilità di praticare attività sportive a contatto con la natura. Di grande interesse storico artistico è il Castello Brancaleoni che ancora oggi domina il sottostante borgo. Il suo interno è ricco di affreschi e stucchi tardo-rinascimentali. Si segnalano la Chiesa di Santo Stefano e il Santuario di Santa Maria in Val d'Abisso, nonché l'apprezzabile centro storico. Informazioni: Municipio, tel. 0722 986225.

Monte Montiego e Gola di Gorgo a Cerbara
Il Monte Montiego (⬆️ 975), detto anche Mondiego, è delimitato dalle valli del Metauro e del Candigliano. Quest'ultimo ha scavato nel suo versante di sud-est la Gola di Gorgo a Cerbara, un ambiente di grande interesse paesaggistico e paleontologico. Il resto della montagna è caratterizzato da vasti boschi, rimboschimenti di conifere e pascoli sommitali. Il Piano Paesistico Ambientale Regionale delle Marche (1990) prevede nel settore della Gola una riserva naturale che include anche il vicino Fosso dell'Eremo.
Presenze antropiche interessanti sono l'agglomerato rurale di Montiego, il Castello dei Pecorari e la Chiesa dell' Orsaiola.

Complesso montuoso del Monte Nerone
Il Monte Nerone (⬆️ 1575) presenta caratteristiche geomorfologiche di assoluta peculiarità. Nelle potenti stratificazioni calcaree e nei fossili che vi si rinvengono si può leggere la lunga storia dell'Appennino. Sulle sue pendici tutti i più tipici ecosistemi peninsulari sono rappresentati e il paesaggio che si può ammirare è spettacolare. Nei boschi vive ancora il lupo, nei fiumi la trota e sulle rocce sommitali nidifica l'aquila reale. 
Informazioni: Centro Educazione Ambientale, tel. 0722 985455.
Dettagli
Sorge sul crinale di un colle, ben visibile con la sua robusta cinta di mura e bastioni e con l'imponente mole della celebre rocca. Visione decisamente suggestiva per chi percorre la superstrada adriatica o la statale ad essa affiancata.

Dotato di una prima torre medievale di difesa (il 'Mastio') nel 1150, il "castello" di Gradara (Castrum Cretarie) fu reso indipendente dall'amministrazione pesarese ad opera di Piero e Rodolfo De Grifo. Successivamente i Malatesta, dopo aver acquistato il castello dai De Grifo, trasformarono la torre in rocca con tanto di primo girone di mura; successivamente aggiunsero anche i settecento metri del secondo girone con le diciassette torri merlate e i tre ponti levatoi che resero imprendibile il fortilizio.

Cessata la dominazione malatestiana, il castello passò agli Sforza che vi lasciarono il loro segno, aggiungendo il bel loggiato interno, lo scalone e gli affreschi che ornano ancora oggi alcune stanze, comprese quelle dell'appartamento ove visse per tre anni Lucrezia Borgia dopo il matrimonio con Giovanni Sforza (1493). Dopo il periodo sforzesco, passò ai Della Rovere fino alla devoluzione del aducato di Urbino lla Chiesa (1631).

Solo dopo quasi tre secoli di abbandono e incuria fu l'ingegner Umberto Zanvettori che nel 1920 destinò tutte le sue sostanze al recupero del fortilizio: ciò che avvenne gradualmente, anche ad opera della di lui consorte Alberta Porta Natale fino a quando (1983) non passò in proprietà dello Stato Italiano.

Oggi Gradara, oltre la monumentale Rocca, offre al visitatore anche la sua duplice cinta di mura e torrioni con le merlature e i camminamenti di gronda ricostruiti. Fra le mura, l'abitato conserva le sue antiche case e la chiesa di S.Giovanni Battista ove è custodito un pregevole Crocefisso ligneo del XV secolo, mentre nella chiesa del SS.Sacramento è visibile una pala d'altare ("Ultima cena") di Antonio Cimatori (1595).

Presso la Rocca è stata invece trasferita la preziosa pala ("Madonna in trono con il Bambino e Santi") dipinta da Giovanni Santi nel 1484 per l'antica pieve di S.Sofia.

Vuole un'antica tradizione che fra le mura della rocca di Gradara abbia avuto luogo il feroce assassinio di Paolo Malatesta e Francesca da Polenta ad opera del tradito Giovanni (Gianciotto) Malatesta detto "Lo Sciancato". Antica storia di sangue resa immortale dai celebri versi di Dante Alighieri.
Dettagli
Montefiore Conca è un piccolo comune situato a sud della provincia di Rimini, al confine con le Marche (provincia di Pesaro-Urbino). Il suo territorio, di circa 22 km², si estende sulle colline dell'Appennino tosco-romagnolo, poco distante dalla Valconca, la valle percorsa dall'omonimo fiume a cavallo tra Emilia-Romagna e Marche, che sfocia poi nel mar Adriatico. Si trova ad un'altitudine di 385 m s.l.m.
Le origini del paese sono molto antiche e altrettanto oscure: la tradizione lo vede sorto da Crustumium che fu distrutta dal mare 3000 anni fa.
Nel 1136 Papa Innocenzo II dichiara che la chiesa di San Paolo è sotto la protezione Apostolica. Nel 1320 Papa Giovanni XXII cedette Montefiore ai Malatesta. Nel 1371 furono censite le aree delle Marche e della Romagna, ciò permise di sapere che la popolazione di Montefiore ascendeva a 160 focolari. Nel 1372 il controllo della signoria passa a Galeotto che poi lo darà al figlio Galeotto Belfiore (soprannominato con questo aggettivo per essere nato nella rocca di Montefiore). Dopo la morte di Galeotto Belfiore (a 23 anni per un'epidemia) successe Carlo detto il Catone che sosteneva la Chiesa durante lo scisma d'Occidente. Morto anche Carlo nel 1429 gli successe il nipote Roberto detto il beato. Dopo la morte di Roberto (a 21 anni) subentrò il fratello Sigismondo Malatesta che regalò al suo territorio cultura, arte e prosperità. Però anche lui commise degli errori: il più fatale fu l'inimicizia col Papa che lo portò alla scomunica e alla sottrazione dei suoi territori. Tra questi vi fu anche Montefiore.
Dal 1500 al 1503 fu sotto il dominio di Cesare Borgia. Dal 1504 al 1505 fu sotto il dominio della Repubblica di Venezia. Dal 1506 al 1514 fu sotto il dominio della Santa Sede. Nel 1797 entrò a far parte della Repubblica Cisalpina. Nel 1815 fu inglobato dal Regno Italico di Napoleone. Dopo il Congresso di Vienna fu riaffidato alla Chiesa. Dopo la II Guerra d'Indipendenza entrò a far parte del Regno d'Italia.
Nel 1863 gli venne cambiato il nome in Montefiorito e solo nel 1917 venne rinominato in Montefiore su proposta di Don Paolo Palmerini. La tradizione fa risalire tale toponimo da un'antica famiglia ebrea della zona.
Dettagli